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CAN WE REST

E se Buffy non fosse fuggita da quella chiesa?

Subject: Buffyverse
Timeline: Btvs 7°Stagione
Warnings: no
Rating: per tutti
Genere: Romance, Angst
Lunghezza: in corso
Pairing: Spuffy
Data: 2005, riscritta nel 2008

1°Capitolo

"Can we rest.. Buffy.. can we rest?"
La voce tremante e bassa del vampiro risuonava nella chiesa vuota.
Buffy era in piedi,immobile al centro della navata. Lacrime silenziose scivolavano lungo le sue guance arrossate.
Lo sguardo era fisso sulla sua schiena pallida. Spike era ancora abbracciato alla croce,la sua pelle bruciava e nuvole di fumo si innalzavano fino al soffitto.
Era esausto,e si aggrappava a quel crocifisso come fosse la sua ultima ancora di salvezza.
Buffy chiuse gli occhi,incapace di reggere ancora quella vista. Avrebbe voluto andarsene,fuggire lontano da lì.  Era una codarda,e lo sapeva.
Ma le sue gambe rifiutavano di muoversi.  Le dita si strinsero con forza attorno al pezzo di legno che teneva in mano. Le rilassò solo quando iniziarono a farle male.
Il paletto cadde a terra con un tonfo sordo. Il rumore turbò per un attimo la quiete profonda e innaturale di quel luogo sacro.
Fece un passo indietro. Solo uno.
"Perché non me ne vado.."pensò.
Voleva fuggire. Dimenticare quello che aveva visto. Quello che aveva sentito.
Un anima. Spike aveva un anima. Non ci poteva credere.
Era assurdo anche pensarlo. Lui era un essere senza cuore.  Lui non poteva. Lui non..
Un gemito soffocato e appena udibile interruppe il corso dei suoi pensieri. Riaprì gli occhi e lo vide scivolare a terra, privo di sensi.
Soffocando un grido si precipito' da lui. Gli si inginocchio' accanto,scrutandolo con apprensione.
Il vampiro giaceva su un fianco,il capo reclinato indietro,gli occhi chiusi,la bocca leggermente dischiusa.
Nessun respiro usciva dalle sue labbra. Soltanto un leggero tremito gli percorreva il corpo.
Sul petto e parte del viso spiccavano evidenti le bruciature causate dal contatto con la croce.
La cacciatrice lo osservava con le lacrime agli occhi e la schiena scossa da brividi. Brividi di paura,e di dolore.
Non sapeva cosa fare. E non osava toccarlo. Temeva di fargli male.
Ma non poteva lasciarlo li'. Non voleva farlo.
Si sentiva responsabile per quello che aveva fatto. Ma non solo.
Qualcos’altro si agitava nel suo cuore.  Qualcosa che lei si rifiutava di riconoscere.
Allungo' cauta una mano verso il suo viso.  Gli sfioro' piano una guancia e poi risali' a scostargli un ricciolo ribelle che era sceso.
La pelle scottava sotto le sue dita e gocce di sudore gli imperlavano la fronte. Doveva stare molto male.
Doveva decidere in fretta.  Senza esitazione prese il cellulare dalla tasca e compose il numero di Xander.

 

"E tu mi hai fatto venire qui in piena notte..per lui??" urlo' Xander, furioso, quando vide la causa della preoccupazione di Buffy.
Spike.
La cacciatrice sospiro', rassegnata.
Doveva aspettarsela, una simile reazione, dal suo migliore amico.
Come dargli torto del resto.
"Xander ti prego non urlare.."mormorò, pazientemente.
"Buffy.."
"Non pretendo che tu capisca.."proseguì lei.
Come poteva capire Xander, quando lei stessa non riusciva a farlo?
"Ma non posso lasciarlo qui.."aggiunse più a se stessa che a lui.
Il suo sguardo si posò di nuovo su Spike. Giaceva ancora privo di sensi sul pavimento.
Le bruciature stavano lentamente iniziando a cicatrizzarsi, ma il suo corpo era ancora scosso da tremiti.
E scottava come se avesse la febbre.
"Devo aiutarlo capisci.."disse ancora.
Xander guardo' prima Buffy, poi il vampiro svenuto, poi ancora la sua amica. Scosse la testa..
Non poteva credere che gli stesse chiedendo questo.
Non dopo ..quello.
"E noi dovremmo ..aiutare ..un mostro ..che ha cercato di violentarti?"chiese, scandendo le parole come un bambino che sta imparando a parlare. Persino le parole gli uscivano a fatica.
Buffy sospiro' di nuovo, sembrava più complicato del previsto.
Sapeva che il suo amico aveva ragione. Sapeva che quello che stava facendo andava contro ogni logica.
La cacciatrice uccide i vampiri, non li aiuta, e non si innamora di loro. Amore.
Ma questa volta era il suo cuore a guidarla. E il suo istinto. Sapeva che non se ne sarebbe pentita..
Si alzò in piedi, una luce di determinazione nel suo sguardo, avanzò verso l'amico,fermandosi di fronte a lui.
"Io lo aiuterò Xan ..con o senza di te."affermò.
Il ragazzo guardò dritto negli occhi la sua amica. La conosceva abbastanza per capire che non avrebbe cambiato idea.
Di nuovo il suo sguardo si posò sul vampiro.
Non sembrava poi così pericoloso, anzi pareva totalmente inoffensivo.
Solo un pazzo si sarebbe volontariamente ridotto in quelle condizioni. E un vampiro pazzo era senza dubbio meno pericoloso.
"E va bene.."sospirò avvicinandosi a lui con cautela..
"Oh grazie a Dio..”

Dawn era seduta davanti alla finestra che dava sulla strada. Attendeva sua sorella, ed era preoccupata..
Sapeva che Buffy era in grado di difendersi da sola, lei era la cacciatrice. Ma era preoccupata ugualmente.
Perché era con Spike. E quando c'era lui,Buffy diventava vulnerabile, troppo.
Per questo aveva paura, paura che lui potesse farle ancora del male.

"Prova solo a toccare mia sorella e ti risveglierai in fiamme.."

L'aveva persino minacciato, solo qualche ora prima.
Lui non aveva reagito. Non aveva risposto con il solito sarcasmo e la battuta pronta.
Era rimasto in silenzio, un lampo di tristezza nei suoi occhi blu.
Sembrava diverso. Ma se ne rendeva conto solo ora.
Finalmente un auto parcheggiò davanti casa, distogliendola dai suoi pensieri.
“Buffy finalmente!” urlò, schizzando dalla sedia e precipitandosi fuori. Rimase impietrita sulla soglia, una mano sulla maniglia, ad osservare la scena che le si presentava davanti.
Buffy percorreva  stancamente il vialetto di casa, seguita da Xander. Il ragazzo teneva qualcosa, tra le braccia, e appariva irritato. Era Spike.
Era ancora privo di sensi e Xander lo trasportava come un sacco di patate.
"Sei proprio sicura di volerlo tenere qui??Se si sveglia potrebbe diventare pericoloso.."lo sentì dire.
"Di sopra Xan.." rispose Buffy, ignorando la sua affermazione.
Passò a fianco della sorella senza vederla, e salì le scale, seguita dall’amico.
Dawn aveva visto le bruciature sul petto di Spike. Era come le sue minacce fossero divenute realtà.
Il tonfo della porta alle sue spalle, chiusa da una folata di vento, la risvegliò dalla sua apatia.
Corse di sopra velocemente.
"Cos'è successo Buffy?"gridò cercando la sorella.
La trovò nella stanza che era stata prima di sua madre, e poi di Willow e Tara. Nulla era stato toccato da quando Tara..
"Stendilo qui.."la sentì dire.
Osservava la scena con sguardo truce, dalla soglia della porta. Attendeva che Buffy si accorgesse di lei.
"Lui non puo' rimanere qui.."sbottò ad un certo punto.
Finalmente si voltò verso di lei, mentre Xander gettava con malagrazia il corpo del vampiro sul letto.
“Resterà invece.”
"Ma Buffy.."
"Non ho voglia di discutere Dawn."
"Ha cercato di violentarti!!!"urlò la ragazza, in lacrime.
Buffy sussultò, ma non si mosse. Guardò Spike, che giaceva, tremante e ancora privo di sensi, sul letto.
"Voi non l'avete visto stanotte.."sussurrò, "voi ..non sapete..”
"Ma.."
"Niente ma.."Buffy alzò lo sguardo sulla sorella. “Rimarrà qui finchè non starà meglio.” Disse, con tono che non ammetteva repliche.
"Buffy..sei sicura che.." borbottò Xander a quel punto, facendosi avanti.
"Sono sicura.."
Il ragazzo sospirò, rassegnato.
"Chiamami ..se hai bisogno.."disse, prima congedarsi.
Le due sorelle rimasero sole. Dawn era ancora in piedi appoggiata allo stipite della porta.
Buffy era seduta sul letto, e osservava il vampiro. Sembrava più calmo ora. Allungò cauta una mano verso il suo petto. Le dita sfiorarono delicatamente le sue bruciature. Il vampiro sussultò, a quel contatto, e un gemito uscì dalle sue labbra.
Buffy si ritrasse, spaventata. Il suo tocco bruciava, ancora.
"Portami una bacinella d'acqua fredda e degli asciugamani.." disse, senza guardare la sorella.
Dawn non si mosse.
"Per favore.."aggiunse.
Finalmente la ragazzina si mosse, lasciò la stanza, tornandovi dopo qualche minuto con quanto richiesto. Appoggiò il tutto sul comodino. Guardò prima la sorella, poi il vampiro. Scosse la testa.
“Io vado a dormire.” Disse, muovendosi verso la porta.
"Dawn.."
La ragazzina di fermò sulla soglia, senza voltarsi.
"Grazie.."
Dawn scrollò le spalle, emise un lungo sospiro e lasciò la stanza, chiudendo la porta dietro di sé.
Buffy rimase di nuovo sola con Spike.

2°Capitolo

"Non eri obbligata a farlo.."
La sua voce stanca risuonò all’improvviso nella stanza. Buffy si voltò di scatto. Sorpresa e senza fiato.
Aveva ancora lo sguardo sulla porta chiusa. E non si aspettava di sentirlo. Non si aspettava che fosse sveglio. E invece lui era là, immobile tra le lenzuola, gli occhi puntati su di lei.
Prese un profondo respiro, cercando, senza tuttavia riuscirci, di calmare il tremito che la percorreva. Sfuggì il suo sguardo, fissando ostinatamente il pavimento. I suoi occhi limpidi e penetranti avevano da sempre il potere di confonderla. La rendevano vulnerabile.
E una cacciatrice non deve essere vulnerabile.
“Da quanto…?” chiese, seguendo le linee immaginarie del tappeto sotto di lei. Prese uno degli asciugamani che Dawn le aveva lasciato e lo immerse nella bacinella.
“Da un po’…” rispose il vampiro. Non aveva ancora distolto lo sguardo da lei. Cercò di mettersi seduto, facendo leva con le braccia. Ricadde sfinito tra i cuscini. Ogni movimento gli procurava dolore, e si sentiva bruciare ovunque. 
L’ultima cosa che ricordava era il pavimento duro e freddo della chiesa, e il fumo che saliva dalla sua pelle. E la sofferenza. Poi l’oblio l’aveva avvolto. Un oblio composto da incubi e voci. Quelle voci che lo tormentavano da quel…giorno.
Quando aveva ripreso conoscenza si era subito reso conto di non essere più disteso sul pavimento della chiesa, ma su qualcosa di più caldo, e morbido.
E quell’odore..così familiare. La casa di Buffy. L’aveva portato a casa sua. Se solo ricordasse come c’era finito. Appoggiò la schiena alla testiera del letto. Chiuse gli occhi, sospirando. Era così stanco. Sarebbe mai finita quella tortura?
Alzò piano le palpebre, sentendo lo sguardo di Buffy su di sé. Lo stava scrutando, osservava le sue bruciature. Cercò i suoi occhi ma lei li teneva bassi, rifiutando di guardare il suo viso. Chissà cosa stava provando, in quel momento.
“Non devo essere un bello spettacolo..” mormorò. Il tono voleva essere scherzoso, in modo da alleggerire la tensione che si era creata.
Le guance della cacciatrice si infiammarono, mentre lei volgeva lo sguardo altrove.
“Io non..non intendevo..” balbettò, stringendo tra le mani l’asciugamano bagnato. “Volevo solo..” fece una pausa, alzando lo sguardo su di lui. Allungò la salvietta. “Pensavo potesse darti un po’ di sollievo..”
Spike la guardò per un lungo istante, poi abbassò gli occhi sulla pezza bagnata. Un sorriso appena accennato apparve sul suo viso. Era un sogno. Sicuramente lo era. Non poteva accadere questo..a lui.
“Se non è imbevuto d’acqua santa.” Ironizzò. Afferrò l’asciugamano, attento a non sfiorare la mano di lei. Buffy ridacchiò imbarazzata e volse lo sguardo altrove.
Lo guardò di nuovo soltanto quando lo sentì gemere sommessamente. Aveva richiuso gli occhi e questo facilitava le cose. Si massaggiava lentamente le zone ferite con la salvietta umida. Lo fissò con apprensione. Apparentemente sembrava davvero dargli sollievo. Sospirò, mentre le parole le rimanevano bloccate in gola. Se solo fosse riuscita a dire qualcosa. Quel silenzio tra loro iniziava ad essere..opprimente.
“Va meglio?” domandò infine, maledicendosi per non aver trovato qualcosa di meno scontato, da dire.
Lui annuì.
“Sembri più lucido..ora.” aggiunse lei, mordendosi il labbro.
Gli occhi blu del vampiro tornarono su di lei.
“Ogni tanto mi lasciano riposare..” sussurrò, con un sorriso triste.
Appoggiò l’asciugamano sul comodino e rimase in silenzio, pensieroso. I suoi occhi non si erano staccati da lei. Era come se volesse memorizzare ogni dettaglio del suo viso.
“Grazie..” disse infine. Una sola e semplice parola. E racchiudeva in sé tutto il significato della sua esistenza. Buffy trasalì. Non si aspettava che lui la ringraziasse. Non dopo tutto quello che gli aveva fatto passare lo scorso anno. Dio perchè rendeva tutto così complicato?
“Non devi ringraziarmi, Spike.” Disse, più bruscamente del dovuto.
Lui parve non accorgersene, preso com’era nel seguire il corso dei suoi pensieri.
“Non posso rimanere..” lo sentì dire. E questo le fece male.
“Spike...”
“Non ti preoccupare, cacciatrice. Me ne andrò non appena le mie gambe saranno in grado di reggermi.”
No!
“Tu non andrai da nessuna parte!” urlò Buffy. Non poteva permetterglielo. Si alzò in piedi, urtando inavvertitamente il comodino. La bacinella piena d’acqua cadde sul pavimento.
Una macchia scura si allargò sul tappeto. La cacciatrice la osservò in trance. Tremava da capo a piedi. Per la rabbia. Sì doveva essere rabbia quella che provava in quel momento. Scosse il capo, inginocchiandosi per rimediare al danno che aveva combinato.
Ma sentiva il suo sguardo su di sé. Perchè aveva reagito così? Avrebbe dovuto essere felice che lui..se ne andasse. E invece.
“Buffy..”
La sua voce. Ad un soffio dal suo viso. Alzò gli occhi e incontrò il suo sguardo penetrante, a pochi centimetri da lei. Deglutì vistosamente, ma non gli sfuggì. Non stavolta. Al contrario si perse nel blu dei suoi occhi.
“Tu non vai da nessuna parte, Spike.” Disse, dolcemente. “Rimarrai finché non starai meglio.” Aggiunse, senza interrompere il contatto visivo con lui. Fu Spike a spezzarlo, incapace di resistere oltre. La testa gli girava. E non era per le ferite.
“Perché?” chiese, in un soffio.
Perché? Se l’era domandato anche lei. Perchè lo stava aiutando? Perchè, dopo tutto quello che era successo? Scosse la testa. Non aveva una risposta. Non ancora.
Si alzò lentamente, sedendosi sul bordo del letto.
“Non c’è un perchè..” fece una pausa, respirando a fondo. “Solo..non puoi rimanere laggiù. Quello scantinato ti sta facendo impazzire.”
Spike alzò gli occhi su di lei. Erano lucidi di lacrime. Buffy sentì una stretta al cuore. Allungò  una mano, nel tentativo di sfiorargli la guancia. Ma lui si ritrasse bruscamente, come se quel contatto bruciasse.
“Sono già pazzo..” e chiuse gli occhi.
La cacciatrice scosse il capo. Quella conversazione non aveva senso. Ma non capiva che lei..
“Spike..”
“Non voglio la tua pietà cacciatrice.” E arretrò verso il letto, appoggiando le spalle tremanti sui cuscini.
Teneva gli occhi chiusi ma lei sapeva che stava piangendo. Stava fuggendo. Da lei. Di nuovo. Lei era quella che l’aveva ferito. Lei era la causa della sua sofferenza.
“Non è pietà..” soffiò, il più dolcemente possibile. Allungò di nuovo la mano, e sfiorò la sua.
Stavolta Spike non si ritrasse. Rimase perfettamente immobile. Anche se quel contatto, e quelle parole, bruciavano più della croce.
“E cosa allora?” la sua voce era triste, rassegnata. Si aspettava che da un momento all’altro lei lo ferisse di nuovo.
“Non lo so..” rispose invece, esitante. “So solo che..” scossa il capo, cercando di riordinare le idee. “Io..credo che tu abbia bisogno di riposare..ora.” sussurrò infine. La mano esitava sulla sua, le sue dita gli carezzavano piano il palmo. Sapeva di dover allontanarsi, ora. Ma non era in grado di farlo.
Quel contatto la faceva stare bene.
"Se..hai bisogno di qualcosa io.."
"Sangue.."
Il vampiro non aveva ancora riaperto gli occhi. Era adagiato in quel letto, e Buffy gli carezzava la mano. Ed era gentile.
Era un sogno. Sì. Sicuramente lo era. Era debole e stava sognando. Sogni di un povero vampiro pazzo che non ha il diritto di domandare nulla.
Magari si sarebbe risvegliato solo, in quella fredda chiesa, abbracciato alla croce, solo.
Ma allora cos’era..quel calore che sentiva. No. Doveva allontanarla. Aveva gli occhi inondati di lacrime, dietro le palpebre abbassate. E non voleva che lei lo vedesse. Doveva..allontanarla.
“Sangue..” ripetè. “Mi darebbe..forza.” E un tuo bacio mi darebbe la vita.
La mano di Buffy scivolò via dalla sua. E il gelo si impadronì del suo corpo.
“Ok..non ho in casa il kit d’emergenza per vampiri feriti ma vedo cosa posso fare.” La sentì dire.
Socchiuse gli occhi e la vide dirigersi verso la porta.
“Tu non ti muovere. Torno presto.”
“Non vado da nessuna parte, Buffy.”
Lei sorrise, guardandolo e sparì dietro la porta.
Spike rimase a guardare un punto indefinito davanti a sé per un tempo indefinito. Poi abbassò le palpebre, dando libero sfogo alle lacrime che aveva trattenuto fino a quel momento.
“Dio..quanto ti amo..Buffy.” sussurrò, nel silenzio della camera.

3°Capitolo

Buffy uscì di casa come una furia, sconvolta, dimenticandosi persino di prendere la giacca. Doveva allontanarsi da lui. Quelle poche parole, quello sguardo limpido e pieno di tristezza l’avevano sconvolta. E la barriera che si era costruita durante l’estate era miseramente crollata. 
Non riusciva a ragionare lucidamente. Ma era sempre così, con lui.

“Perché?”

Perché l’aveva portato a casa sua? Perché l’aveva aiutato? Gli e l’aveva chiesto anche lui, ma non riusciva a trovare una risposta.

“Non voglio la tua pietà.”

Ma la sua non era pietà.

 “E cosa allora?”

Cosa? Cos’era? Non lo sapeva. Maledizione.
Sapeva solo che lui le era mancato. I suoi occhi, così limpidi e profondi, la sua voce, così dolce e infinitamente triste. E il suo odore, inconfondibile, le sue sigarette, le sue battute, la sua capacità di farla stare bene.
Con lui si era sentita viva. Non aveva dimenticato.  Non aveva dimenticato niente. Anche se l’ultimo suo ricordo non era piacevole. Lei non aveva dimenticato che Spike era stato l’unico a starle davvero vicino, in quel periodo della sua vita. L’unico ad essersi realmente preoccupato per lei, senza farglielo pesare. E non gli aveva chiesto in cambio nient’altro che un po’ di affetto e fiducia. Che lei gli aveva puntualmente negato.
Cosa gli aveva dato in cambio lei? Nulla. L’aveva sempre disprezzato, maltrattato, usato. Fino all’esasperazione. Fino al punto in cui lui..
Diede un calcio a un sassolino sul marciapiede. Strinse i pugni.
Non voleva nemmeno pensarci. E non voleva pensare a quello che lui aveva fatto dopo.
Rabbrividì.
Un anima.
Lui aveva un anima. Un anima per essere degno di lei. E del suo amore.

Vergognati Buffy..perche’ un uomo fa quello che non dovrebbe..per lei..per essere suo..per essere quel tipo d’uomo che..per essere quel tipo d’uomo..
E lei lo guardera’con perdono..e tutti saranno perdonati..e amati..e lui sara’ amato..
Ed ogni cosa sara’ ok..vero??”

Dio. Perché era così difficile? Non poteva semplicemente perdonarlo. E farsi perdonare.
Lui l’amava ancora.
Scosse la testa.  Fosse stato così semplice. Prima aveva una scusa, per non amarlo. Ma ora? 
E se non fosse vero? Se fosse una bugia?  Ma si può mentire su una cosa simile?

La scintilla..è quello che volevi..vero??E’ quello che TU volevi..vero??”

Era quello che lei voleva? No maledizione. No. Non voleva altra sofferenza.  Non voleva essere la cacciatrice. Non voleva responsabilità. Voleva solo essere una ragazza normale con la sua vita normale.
Sbuffò, esasperata. Ancora quella storia. Erano passati cinque anni eppure non si era ancora abituata del tutto, al suo destino.
E, ancora una volta, era Spike e la sua presenza a rendere tutto più facile da accettare. Maledizione.
Avrebbe voluto che lui l’aiutasse ancora. E risolvesse i dubbi che aveva nella testa. E nel cuore.
Ma Spike in questo momento non poteva aiutare nessuno. Anzi era lui che aveva un dannato bisogno di aiuto. Del suo aiuto.
E lei non sapeva come fare. E non poteva confidarsi con nessuno. A chi poteva dire quello che aveva saputo?
Si strinse nelle spalle. Non poteva certo tradirlo. Con chi poi? Con Xander? O con sua sorella? No nessuno dei due avrebbe capito. E poi anche lui aveva fatto di tutto per tenere il suo cambiamento segreto. A tutti. Persino a lei. Aveva finto che tutto fosse come prima. E per un attimo c’era riuscito.

Hai ragione amore, non sono cambiato, neanche un po’.. e vedere la tua faccia mentre provavi ad immaginarlo era assolutamente delizioso..”

Ma poi tutto era precipitato. Fino alla sua drammatica confessione in chiesa.

 “Cosi’ debole..mi hai reso cosi’ debole??”

Ovviamente era colpa sua. Lei era la causa di tutte le sue sofferenze. E il minimo che poteva fare ora era di cercare di rimediare..
Il suono improvviso e acuto di una sirena che passava lì vicino la fece trasalire. Alzò gli occhi dalla strada e si rese conto solo in quel momento di essere giunta in prossimità dell’ospedale. Osservò indifferente l’andirivieni confuso del pronto soccorso e stava per proseguire oltre quando un idea le balenò nella mente. Diede un occhiata fugace alle persone che entravano e uscivano e poi si mescolò a loro.

TBC

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