Los Angeles, i suoi grattacieli, le sue luci, la sua vita notturna.
Angel fissava tutto questo attraverso le vetrate del suo ufficio, alla
Wolfram & Hart, senza realmente vederle.
Osservava come la vita andasse avanti, nonostante tutto, ignara delle sofferenze
di una cacciatrice sconosciuta, vittima di un padre violento e con una
mente malata, e di un vampiro, la cui unica colpa era di essersi trovato
nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Dana era stata sedata e portata via da Andrew, insieme alle altre cacciatrici
intervenute.
Spike era ricoverato nel piccolo ma efficiente centro medico della Wolfram & Hart.
Le mani gli erano state ricucite, e, data la sua costituzione di vampiro,
sarebbe guarito in fretta, se solo l’avesse voluto.
Quando l’aveva visto, Angel aveva temuto il peggio.
Non erano tanto le ferite fisiche, ma quelle morali, a preoccuparlo.
Il vampiro biondo era uscito molto provato, da quell’esperienza,
e pareva essere maturato di colpo.
Il suo dolore albergava soprattutto nel cuore..
“Molto, ma non abbastanza..”gli aveva detto, poche ore
prima, quando era andato a trovarlo.
Sembrava aver perso di colpo tutta la sua solita arroganza, l’ironia,
il buon umore, la speranza, che comunque aveva conservato da quando era
riapparso nel suo ufficio.
Ad Angel dispiaceva, ma non sapeva come aiutarlo.
“Ti ho detto che non puoi passare..ferma..”
Delle grida, provenienti dal corridoio, attirarono l’attenzione del
vampiro, distogliendolo dai suoi pensieri.
Non fece in tempo a girarsi che la porta si spalancò, mostrando
una piccola ragazza bionda dall’aria furiosa.
Era Buffy.
Angel si avvicinò di un passo, con cautela, e la scrutò in
volto.
Non era molto diversa dall’ultima volta che l’aveva vista,
solo i capelli erano un po’ più lunghi, l’aspetto più maturo,
e lo sguardo scintillante di rabbia e preoccupazione mal celata.
Indossava dei jeans chiari e una maglietta colorata, delle scarpe da ginnastica
e appesa ad una spalla teneva una grossa borsa da viaggio.
Doveva essere appena arrivata dall’aeroporto, dove probabilmente
aveva incrociato Andrew che partiva.
E quasi sicuramente lui le aveva detto di Spike.
Una morsa di gelosia gli attanagliò il petto, a quel pensiero..
Non aveva ancora digerito l’idea che Buffy fosse stata, anche solo
per un attimo, innamorata del vampiro biondo.
Ricacciò indietro quel sentimento e si stampò un sorriso
di circostanza sulle labbra, come se fosse stato felice e sorpreso di rivederla.
“Buff..”disse, avanzando di un altro passo, ma lei non lo lasciò nemmeno
finire.
“Dov’è??”gli domandò, cupa.
Era rimasta immobile all’ingresso, scrutando con il suo sguardo smeraldo
il suo antico amore..
Quando Andrew era partito per Los Angeles, senza dare spiegazioni esaurienti
lei l’aveva seguito, a sua insaputa.
Voleva rivedere l’America, tra le altre cose.
La vita in Italia le andava stretta, e allenare le potenziali la annoiava.
Le mancava il clima caldo della California, ed era stanca di dover fingere
una felicità che non sentiva.
Lui era sempre nei suoi pensieri.
Gli altri ne erano ignari, pensavano che lei l’avesse dimenticato,
invece non passava notte in cui non lo sognasse.
Ogni volta era lo stesso, rivedeva i suoi begli occhi blu velati di lacrime,
il suo sorriso dolce ma un po’ forzato, le loro mani che bruciavano,
i riccioli biondi scomposti e la fronte imperlata di sudore.
E le sue ultime parole.
Si risvegliava in lacrime, e si sentiva in colpa, per essere fuggita e
non aver fatto nulla per salvarlo.
E ora il suo istinto la guidava lì, a Los Angeles.
Quando era giunta all’aeroporto e aveva visto il giovane osservatore
con quella ragazza aveva capito il perché.
Era come se il suo cuore e la sua anima avessero già intuito tutto.
Far parlare Andrew poi non era stato difficile.
Così si era precipitata alla Wolfram & Hart.
E ora era lì, nell’ufficio di Angel.
“A chi ti riferisci??”le domandò lui, con noncuranza.
Lo fulminò con lo sguardo e in un istante gli fu addosso.
Il vampiro si ritrovò premuto contro il vetro della finestra, la
mano della cacciatrice sul suo collo.
“Ci manca solo un paletto..”
“Dov’è Spike??”domandò lei, gelida.
Angel sospirò, si liberò della sua stretta e la guardò dritta
negli occhi.
Non era più tempo di rimandare l’inevitabile.
La stanza d’ospedale della Wolfram & Hart era asettica e avvolta
nella penombra, l’arredamento spartano e l’aria era impregnata
di odore di disinfettante.
Spike giaceva semi sdraiato sul letto, le braccia fasciate abbandonate
sui cuscini, gli occhi chiusi.
Non dormiva, non ne era in grado, dopo quello che era successo.
Non era il dolore, a tenerlo sveglio, quello lo poteva sopportare.
Era il ricordo della ragazza, a tormentarlo, continuava a rivederla, nella
sua mente, e nella sua anima.
Era tornata, era tornata a farsi sentire.
La sua anima.
Da quando era riapparso fantasma nell’ufficio di Angel, a quando
era tornato corporeo, fino a quel giorno pareva essersi quietata.
Non gli dava più noie, per un attimo si era persino convinto che
fosse svanita nel momento in cui era bruciato.
Invece si era risvegliata, e ora non gli dava pace.
Dana gli aveva fatto riaffiorare tutti gli orrori del suo passato, le cacciatrici
uccise, che lei aveva sentito dentro di sé.
E ne era inorridito, com’era spaventato da ciò che quella
ragazzina aveva subito.
Lui, William the Bloody, era terrorizzato.
Scosse piano la testa.
No, avrebbe meritato molto più di quella poca sofferenza che provava
ora..
Improvviso, un rumore indistinto attirò la sua attenzione, distogliendolo
da quei pensieri..
Anche ad occhi chiusi riuscì a percepire una presenza che lentamente
aveva aperto la porta ed era entrata nella stanza..
Un profumo inebriante invase le sue narici.
“No!Non poteva essere!Non poteva essere lei!!”
Un brivido gli attraversò la schiena, quando riconobbe l’odore, mentre la sua mente si affollava del ricordo di lei.
“Lei è in Europa, lei non sa che io..lei..”
La presenza di fece più vicina, e il profumo più intenso,
e le idee gli si confusero ancora di più.
Si costrinse a rimanere immobile, temeva che, se si fosse mosso, quella
che credeva fosse frutto della sua immaginazione sarebbe svanita.
E questo lui non lo voleva.
Desiderava disperatamente che lei fosse vera.
Buffy nel frattempo si era seduta sul bordo del letto, e fissava il vampiro
con le lacrime agli occhi..
Andrew le aveva detto che Spike era ferito, ma non si aspettava di trovarlo
in quelle condizioni..
Delle grosse bende gli ricoprivano quasi interamente le braccia, il corpo
era abbandonato tra i cuscini e la carnagione appariva più bianca
del solito.
Sembrava profondamente addormentato.
Gli sfiorò delicatamente le fasciature, poi gli si accoccolò vicino,
appoggiando la testa sulla sua spalla.
Spike socchiuse appena gli occhi, tremando, e la vide..
Era davvero lei..
Era lì..
I suoi capelli gli sfioravano il viso, e il suo profumo..
Dio!
Avrebbe tanto voluto toccarla, ma le sue mani si rifiutavano di muoversi..
Maledizione!
“Buffy..”sussurrò, aprendo un po’ di più gli
occhi..
“Spike..”esalò lei, alzando appena la testa, mentre una
lacrima scivolava furtiva lungo la guancia..
“Passerotto, sai che odio vederti piangere..”disse lui, sforzandosi
di sorridere, e apparire tranquillo..
Il suo cuore urlava di gioia, ma la sua mente si rifiutava ancora di ammettere
l’evidenza..
La ragazza si mise seduta, asciugandosi il viso bagnato, e gli accarezzò la
guancia..
Spike chiuse gli occhi, desiderando con tutte le sue forze di poter allungare
le mani e prenderla tra le braccia..
“Sei reale..”bisbigliò, dopo qualche minuto, riaprendoli..
“Sono reale..”rispose lei, sorridendo..
Incrociò il suo sguardo, e scese ad accarezzargli il collo, scivolando
lungo il braccio, fino a raggiungere la sua mano..
Spike sbuffò, esasperato, mentre i suoi arti, ancora una volta si
rifiutavano di rispondere ai suoi comandi..
“Ti faccio male??”chiese Buffy, allarmata..
Il vampiro scosse la testa..
“Non sento nulla..”mormorò, abbassando lo sguardo..
La ragazza si stese di nuovo accanto a lui, appoggiando il viso sulla sua
spalla..
“Guarirai..” soffiò, chiudendo gli occhi..
“Resti con me??”chiese lui, abbassando le palpebre, mentre tutto
il dolore e la stanchezza tornavano a farsi sentire..
Non si era chiesto cosa lei ci facesse lì, non voleva pensarci,
voleva solo che rimanesse con lui..
“Resterò..”rispose Buffy, scivolando dolcemente nel sonno…
Spike fu il primo a svegliarsi, la mattina successiva..
Prima ancora di vederla avvertì la sua presenza, percepiva il calore
del suo corpo, disteso accanto a lui..
Aprì piano gli occhi, temendo forse che, svegliandosi del tutto,
anche quella meravigliosa sensazione sarebbe svanita, e si sarebbe ritrovato
di nuovo solo..
Invece Buffy era lì, profondamente addormentata, il capo appoggiato
sulla sua spalla, i capelli che gli sfioravano il viso, un braccio allungato
a circondargli la vita..
Era davvero lei..
Il vampiro sorrise, e di nuovo desiderò di poterla toccare..
Chiuse gli occhi e concentrò tutti i suoi sensi sul suo corpo, e
su ciò che gli stava comunicando..
Il dolore pareva essere svanito..
Tentò, lentamente, di muovere la mano destra..
Riuscì a spostarla senza apparente sforzo e un sorriso illuminò il
suo viso..
“Sto guarendo..” pensò, riaprendo gli occhi e muovendo
anche l’altra mano..
Raggiunse quella di Buffy, abbandonata sul suo fianco, e la strinse..
Un dolore acuto si irradiò dalle dita, risalendo lungo il braccio,
fino al cervello..
Lottò per non urlare..
“Maledizione!”
Non sapeva come funzionavano queste cose, dato che non gli era mai capitato
un “incidente” simile, ma era certo che avrebbe dovuto avere
molta, molta pazienza..
E forse non sarebbe mai guarito del tutto..
Buffy si svegliò in quel momento, aprì gli occhi e vide il
volto teso del vampiro, e la mano, stretta nella sua..
Si alzò un poco, per vederlo meglio..
“Spike..”lo chiamò, mentre mille pensieri le affollavano
la mente.. “riesci a muoverla..”
Lui sorrise, e allentò di un poco la stretta, lasciando scivolare
il braccio lungo il fianco..
“Fa male..”sussurrò, nascondendo una smorfia di dolore..
“Devi avere pazienza..”mormorò lei dolcemente, mettendosi
seduta accanto a lui..
Spike sospirò..
“Come l’hai saputo??”chiese, tentando di alzarsi un poco,
non senza sforzo..
“Ho incontrato Andrew, all’aeroporto..”rispose lei, circondandogli
la vita con un braccio, e aiutandolo a sedersi..
“Quando imparerà a tenere il becco chiuso quel ragazzo??”borbottò lui,
appoggiando le spalle alla testiera del letto..
Il dolore alle braccia era tornato a pulsare più acuto della notte
prima..
Chiuse gli occhi, cercando di non pensare, mentre tutta la felicità svaniva
come una bolla di sapone..
“E tu quando imparerai a fidarti di me??”la sentì dire..
Riaprì gli occhi, e la guardò.
Era la donna che amava, e che non sarebbe mai stata sua..
Sospirò di nuovo, senza sapere come rispondere..
“Perchè non me l’hai detto??”proseguì lei..
Spike abbassò il capo, mesto..
“Non sapevo come fare..”rispose piano, senza guardarla, “e
non sarebbe stato giusto..”aggiunse..
“Giusto cosa??”
“Intromettermi di nuovo nella tua vita, ora che tu..”
“Non lo fare Spike!” lo interruppe lei, capendo a cosa lui si riferisse..
Il vampiro alzò lo sguardo, stupito del tono freddo della ragazza..
“Non fare cosa??”
“Non decidere per me..” esalò lei, più calma, “Non
fare come lui, tu non sai cos’ho passato in questi mesi, quindi non puoi
capire..e..”
Fu Spike ora a non lasciarla finire..
“Sei TU a non sapere cosa IO ho passato in questi mesi CACCIATRICE. Credi
che il mondo, il MIO mondo ruoti sempre attorno a te? Credi sia stato facile
ricominciare tutto da capo un altra volta?? E credi che non ti abbia pensato?
Credi che non abbia desiderato vederti, parlarti, di nuovo?? Ma no, tu devi
sempre pensare a te stessa, troppo occupata a difendere il tuo piccolo mondo
ipocrita per pensare anche solo per un momento allo STUPIDO vampiro che si è sacrificato
per te, per salvare il mondo, quel mondo che l’ha sempre rifiutato. Se
solo non mi avessi dato quello stupido gingillo..” si bloccò,
rendendosi conto solo in quel momento di cosa avesse detto..
Aprì la bocca, tentando di rimediare, ma lei non lo lasciò nemmeno
parlare..
Si alzò dal letto, gli occhi vitrei e si allontanò di un
passo..
“Così, mi rinfacci di averti dato l’amuleto, di averti considerato
il mio eroe..” disse, fredda..
“Buffy io non intendevo..”
Lei rise amaramente, ignorandolo..
“Ma certo, tu non mi hai creduto quando ho detto di amarti, cosa potevo
aspettarmi..” proseguì, allontanandosi di un altro passo..
Spike cercò di alzarsi, per raggiungerla, fece leva sulle braccia,
che naturalmente non ressero il suo peso, e ricadde indietro sui cuscini,
gemendo di dolore..
“Buffy, ti prego..”
La porta della camera si aprì in quel momento, e apparve il doce
viso di Fred..
“Spike stai meglio oggi??”chiese allegramente, avanzando di qualche
passo all’interno, si bloccò, imbarazzata, notando Buffy..
“Ho interrotto qualcosa??”chiese, a disagio, guardando i due ragazzi.
“No…”rispose la cacciatrice, fissando truce la nuova venuta, “me
ne stavo andando..” aggiunse, poi raccolse la sua borsa da viaggio e
uscì dalla camera..
Fred rimase a lungo in silenzio, immobile sulla soglia, la cartella clinica
in mano, l’aria evidentemente imbarazzata..
Spike teneva lo sguardo fisso sulla porta, aspettandosi forse che da un
momento all’altro quella si riaprisse, e tornasse lei..
Stava andando bene, se solo lui non fosse stato così dannatamente
stupido, rovinando tutto un altra volta..
Scosse la testa, sconsolato, e si accorse, solo in quel momento, di un
dolore acuto che si irradiava lungo le braccia..
Aveva stretto i pugni, conficcando le unghie nel palmo della mano, senza
rendersene conto, e ora gli dolevano terribilmente..
Rilasciò la presa con un gemito, e alzò lo sguardo su Fred,
che si tormentava nervosamente una ciocca di capelli tra le dita..
“Fred?”
La ragazza sussultò, sentendosi chiamare, voltò gli occhi
verso di lui, sistemandosi gli occhiali sul naso, e gli si avvicinò..
“Come ti senti??”chiese, cauta..
“Morto..” rispose lui..
Era la quarta volta che percorreva lo stesso corridoio.
Ed era la quarta volta che sbagliava direzione, perdendosi sempre di piu’ in
quel labirinto che qualcuno chiamava Wolfram & Hart.
Non sapeva da quanto stava girando per l’edificio, nel vano tentativo
di raggiungere l’uscita.
Era stato facile, la sera prima, con una guida.
Ma ora.
“Oh Maledizione!” borbotto’ esasperata, ritrovandosi di nuovo
in un vicolo cieco.
Stava per tornare indietro quando avverti’ una presenza alle sue
spalle.
Anche senza voltarsi capi’ di chi si trattava.
L’avrebbe riconosciuto tra mille.
“Angel..”disse, girandosi lentamente.
Il vampiro bruno sorrise, per nulla sorpreso che lei l’avesse sentito
anche senza vederlo.
Per un attimo si illuse che Buffy fosse lì per lui, solo per lui.
Poi vide le sue occhiaie scure, gli occhi arrossati dal pianto, il volto
stanco, i capelli scomposti.
E si chiese cosa ci facesse lì, così lontano dal piccolo
centro medico dell’agenzia.
“Buon giorno Buff..”disse, quieto.. “ Credevo fossi da Spike..”
Il volto della ragazza s’incupì, sospirò pesantemente,
prima di parlare.
Forse era stata troppo precipitosa ad andarsene così, senza lasciargli
il tempo per spiegare, per chiarire.
Dopo tutto lui aveva tutte le ragioni per essere in collera con lei.
Stupida, stupida Buffy, che agisci sempre senza riflettere..
“Abbiamo avuto una piccola discussione..” disse, abbassando lo
sguardo.
“Vuoi parlarne??”chiese Angel, cauto.
Da un lato il vampiro bruno gioiva, per quell’inaspettata notizia,
dall’altra la sua coscienza era dispiaciuta per Spike.
Non lo meritava, non ora che aveva bisogno di tutto il sostegno possibile.
Buffy scosse la testa con decisione.
“No, non credo tu sia la persona adatta per..”
“Forse..” la interruppe lui.. “ ma sono quello che gli è stato
piu’ vicino negli ultimi mesi..”
La cacciatrice rialzo’ il viso di colpo, gli occhi verdi spalancati
per la sorpresa.
Era proprio Angel quello che gli stava davanti?
Lo stesso vampiro che solo pochi mesi prima pareva un bambino di cinque
anni, tant’era geloso??
“Spike ha un anima ora, Spike è nel mio cuore..”
E lui si era ingelosito.
No, non poteva essere. Il mondo pareva essersi capovolto.
“Angel, io non..”
“Hai gia’ fatto colazione??” la interruppe di nuovo lui,
spiazzandola.
La ragazza scosse meccanicamente la testa, rendendosi conto solo in quel
momento di essere affamata.
Il vampiro di fornte a lei sorrise.
“Bene..”disse, prendendola sottobraccio e iniziando a camminare
lungo il corridoio.. “non posso portarti fuori a pranzo ma posso ordinare
la colazione in ufficio, vuoi??”
La conversazione con Angel era stata molto utile. E quella passeggiata
le stava schiarendo ulteriormente le idee.
Lentamente si stava disegnando nella sua mente cio’ che avrebbe dovuto
fare di li’ a poco, in mezzo, le parole confuse del vampiro bruno.
Ora sapeva tutto, o quasi, degli ultimi mesi di vita di Spike. Sapeva quello
che aveva patito, quello che aveva passato.
E sapeva che non aveva mai smesso di pensare a lei, di amarla, nemmeno
per un istante.
Sospiro’, osservando distrattamente la vetrina che aveva davanti.
Una volta le piaceva lo shopping. Andare con le amiche a comprarsi nuovi
vestiti, cosmetici, scarpe, borse, cd.
Come le pareva lontano quel mondo.
Aveva solo 23 anni e sembrava fossero trascorsi secoli, da quand’era
adolescente.
“L’amuleto, quello che ti avevo dato, mi è stato recapitato in una busta chiusa nel mio ufficio, 19 giorni dopo la chiusura della bocca dell’inferno. Da li’, in una nuvola di fumo è riapparso Spike, non era corporeo, in quanto la sua essenza era rimasta imprigionata all’interno del gioiello.”
Quelle frasi le rimbombavano senza sosta nel cervello.
Spike era tornato, e lei non era stata informata.
Riprese a camminare per la strada. Non aveva ancora il coraggio di tornare
da lui. Non finche’ si trovava in quello stato confusionale.
Passava in pochi secondi dalla rabbia al dolore, dalla frustrazione alla
gioia.
L’attimo prima desiderava ucciderlo, quello dopo stringerlo a se’,
e fargli dimenticare tutta la pena patita.
“Sei TU a non sapere cosa IO ho passato CACCIATRICE..”
Era vero, lei non poteva immaginare.
Perche’ non sapeva dannazione!!
“Se solo non mi avessi dato quel gingillo..”
Gia’..se solo non gli e l’avesse dato. Consegnargli quel gioiello
era stato come condannarlo a morte.
E l’avrebbe capito, se lui la odiasse, ora. Lei era l’unica
responsabile.
Lei riusciva sempre a far soffire le persone che amava.
Forse avrebbe fatto meglio a tornare in Europa. Cosi’ almeno gli
avrebbe risparmiato altro dolore.
“Credi che non abbia pensato, credi che non abbia desiderato vederti, parlarti ancora..”
Chiuse gli occhi, ignorando quella vocina che le diceva insistentemente
di smettere di pensare, e di tornare da lui.
E fu come un flash.
Vide il viso di Spike materializzarsi nella sua mente, ed ebbe persino
l’impressione di sentire la sua voce.
“TI AMO Buffy. HO BIOGNO DI TE..”
Riapri’ gli occhi di colpo.
No.
Non poteva.
Non poteva andarsene.
Non cosi’.
Si volto’ ed inizio’ a correre, incurante dei passanti che
la guardavano straniti.
Doveva tornare da lui.
Doveva vederlo, toccarlo.
Doveva...
Giunse alla Wolfram & Hart che era da poco trascorso il tramonto.
Harmony stava lasciando la sua postazione per tornare a casa.
Di Angel pareva non esserci traccia. Probabilmente era fuori per qualche
missione.
Buffy intercetto’ i movimenti della vampira e le si paro’ davanti.
Lei la guardo’ infastidita. Sospettava le ragioni per cui la cacciatrice
era tornata li’. E non voleva darle la soddisfazione di aiutarla.
Perche’ sì, era gelosa.
“Angel non c’è..”disse, in fretta, cercando di farsi
strada.
Ma Buffy non aveva alcuna intenzione di lasciarla andare.
“Non cerco Angel..”replico’, gelida.
“E che vuoi allora??”
“Portami al centro medico.”
Pochi minuti dopo era nel corridoio nei pressi della camera di Spike.
Da dentro le giunsero, concitate le voci confuse del vampiro e di Fred.
Si fermo’, non vista, sulla soglia, spinse un poco la porta per scrutare
all’interno.
Spike era in piedi accanto al letto, dava le spalle alla porta e pareva
discutere piuttosto animatamente con la giovane scienziata.
Sembrava stare un po’ meglio di quella mattina.
“Ti prego, cerca di ragionare..William..”stava dicendo la ragazza.
Buffy lo vide scuotere la testa, mentre una morsa di gelosia le serrava
lo stomaco.
Come si permetteva quella di chiamarlo col suo vero nome. Come si permetteva
di avere cosi’ tanta confidenza con lui.
“Sono stanco Fred. Questo posto mi da sui nervi, e l’odore di disinfettante
mi nausea. Voglio tornare a casa, sto bene..”
“Soltanto un altra notte Spike, per favore..” replico’ lei,
con tono supplichevole.
Avanzo’ di un passo verso il vampiro, andando a mettersi proprio
di fronte alla porta. Alzo’ la testa appena sopra la spalla di Spike
e la vide.
“Buffy!!” grido’, speranzosa.. “diglielo anche tu..”aggiunse,
facendole cenno di entrare.
La schiena del ragazzo fu percorsa da un brivido. Non l’aveva sentita
arrivare.
Scosse la testa. Gli antidolorifici che prendeva da due giorni gli alteravano
i sensi, e la percezione della realta’.
Aveva desiderato per tutto il giorno, che quella porta si aprisse, e apparisse
lei.
E ora era li’.
Si volto’ lentamente, e quando incrocio’ gli occhi verdi di
Buffy il suo cuore ebbe un fremito.
Ma si impose di rimanere immobile, mascherando ogni emozione dietro uno
sguardo di ghiaccio.
“Me ne andro’ di qui, con o senza il tuo consenso, passerotto..” disse,
tornando a rivolgersi a Fred.
Buffy emise un profondo respiro, ed entro’ nella stanza.
Rivederlo le aveva procurato un emozione indescrivibile. Avvertire la sua
freddezza l’aveva fatta stare male. Sentire chiamare un altra con
il “suo” nomignolo l’aveva fatta morire di gelosia.
Ignoro’ a sua volta il vampiro e si avvicino’ alla giovane
scienziata.
“C’è qualche rischio se esce di qui stasera?” chiese,
a bassa voce.
Fred scosse la testa.
“No ma, non voglio che rimanga solo, ha ancora bisogno d’aiuto.
E qui sarebbe assistito...”
“Ci pensero’ io..” disse la cacciatrice, con convinzione.
Spike sussulto’, a quelle parole, ma finse indifferenza.
Si avvicino’ ad una sedia e prese lo spolverino.
Non aveva bisogno di aiuto. Non aveva bisogno del suo aiuto.
Voleva stare solo. Voleva solo..
Una fitta di dolore gli trapasso’ il corpo, mentre cercava di infilare
la giacca.
“C’è qualcosa di particolare che devo fare??”stava
dicendo Buffy nel frattempo.
Fred le mise in mano delle bottigliette riempiti di pillole colorare.
“Per il dolore..”spiego’.
Buffy sorrise, e torno’ a rivolgere la sua attenzione sul vampiro.
Lo raggiunse da dietro e lo aiuto’ a indossare lo spolverino.
In risposta ebbe solo un ringhio sommesso ma lei non se ne curo’.
Gli circondo’ la vita con un braccio e, salutata Fred, usci’ dalla
stanza, seguita di malavoglia da Spike.
L’appartamento dove viveva Spike era piuttosto piccolo e angusto.
L’arredamento spartano era costituito da un divano di pelle scura,
che troneggiava al centro dell’unica stanza che racchiudeva ingresso,
salotto e cucina; da un tavolino basso posto di fronte con sopra un televisore
vecchio stile.
In un angolo, un piccolo frigo, alcuni mobiletti spaiati e un forno a microonde.
Di fronte all’ingresso un unica grande finestra, accuratamente nascosta
da una spessa tenda nera. Sulla sinistra, uno stretto corridoio portava
alla zona notte, costituita da una camera da letto e un bagno.
Alle pareti alcuni vecchi quadri e un appendiabiti ricolmo di magliette,
giacche e camicie.
Tutt’intorno, il caos.
“Cosi’, abiti qui..” mormoro’ Buffy, guardandosi intorno
con aria critica. “Non si puo’ dire che tu sia un tipo ordinato..”
Spike, ancora fermo sulla soglia, alzo’ un sopracciglio, scrollando
appena le spalle.
Non poteva dire di essere entusiasta della situazione in cui si era ritrovato.
Non amava Los Angeles, non amava la topaia in cui si era ritrovato a vivere
ma, soprattutto, non amava mostrarsi debole. Finche’ era solo, poco
gli era importato. Ma ora..
L’ultimo dei suoi desideri era che lei scoprisse tutto, e ora che
era capitato, non sapeva che fare.
“Si’..”disse, avanzando di un passo all’interno della
stanza.. “non è granche’ lo so ma è l’unico
posto che..”si interruppe, aggrottando le sopracciglia.
Si stava scusando?? Giustificando?? Con lei?? Perche’??
Non aveva fatto nulla di male, dopotutto.
Era Buffy che era capitata li’ all’improvviso e..
“E’ carino..”
La voce della cacciatrice interruppe i suoi pensieri confusi. Alzo’ lo
sguardo e se la ritrovo’ davanti. Aveva appoggiato la borsa sul pavimento
e lo guardava sorridendo dolcemente.
Quella ragazza aveva il potere di sorprenderlo sempre.
Apri’ la bocca un paio di volte, cercando un aria di cui non necessitava.
Poi scosse la testa, irritato con se’ stesso per la situazione in
cui si era cacciato, e che faceva riemergere il lato umano che era, da
sempre, latente in lui.
Oltrepasso’ la ragazza e avanzo’ all’interno della stanza.
Si fermo’ davanti al divano e prese tra le dita i due lembi dello
spolverino per toglierlo.
Una fitta acuta gli trapasso’ le braccia, irradiandosi verso le spalle.
Chiuse gli occhi, stringendo i denti per non urlare.
“Maledetta cacciatrice..”penso’, mentre attendeva
immobile che il dolore si dileguasse.
Sarebbe mai guarito? Sarebbe mai riuscito a compiere anche il gesto piu’ stupido
senza bisogno d’aiuto? Sarebbe piu’ tornato quello di un tempo?
Non la senti’ arrivare nemmeno quella volta. Avverti’ la sua
presenza solo quando un tocco lieve gli sfioro’ le braccia.
“Passerotto io..”sussurro’, riaprendo piano gli occhi..
Non voleva mostrarsi debole, non piu’. Lo era gia’ stato
fin troppo..
“Shhh..”lo zitti’ lei, posando un dito sulle sue labbra.. “non
dire nulla..”
Lentamente gli sfilo’ la giacca, e in silenzio lo spinse sul divano,
sedendogli accanto.
Lui la lascio’ fare, troppo stanco e stordito anche solo per pensare..
Abbasso’ le palpebre e abbandono’ la testa indietro, sospirando.
Il bacio gli giunse inaspettato, leggero e delicato come le ali di una
farfalla..
Le dita di Buffy gli sfioravano lievi il viso, mentre le labbra premevano
sulle sue.
Socchiuse gli occhi, confuso e felice, e li richiuse immediatamente, abbandonandosi
a quel dolce sogno.
Perche’ doveva essere un sogno.
Da quanto non la baciava? Da..una vita. Nemmeno lo ricordava quand’era
successo l’ultima volta.
Si’, decise, quello era soltanto un magnifico sogno, da cui non avrebbe
mai piu’ voluto risvegliarsi.
Eppure gli pareva cosi’ reale.
Istintivamente la prese per la vita e la porto’ a sedere sulle sue
ginocchia.
Le mani volarono sul viso di lei, mentre il bacio si approfondiva. La lingua
percorse le sue labbra e le invito’ a schiuderle.
Avrebbe voluto non finisse mai. Avrebbe voluto farlo durare in eterno.
E avrebbe voluto non lasciarla andare.
Ma lo fece, a malincuore, per lasciarla almeno respirare..
Riapri’ gli occhi ansimando un poco, il suo sapore ancora nella sua
bocca, i sensi inebriati dal suo profumo.
Incrocio’ le verdi iridi della ragazza, brillavano di una luce che
non aveva mai visto.
Se solo avesse voluto vi avrebbe letto dentro tutto l’amore che lei
non era mai stata in grado di confessargli, ma abbasso’ subito lo
sguardo, improvvisamente timido, e pentito di essersi lasciato andare.
“Amore io..”inizio’..
Ma Buffy non lo lascio’ finire. Gli prese il viso tra le mani e lo
bacio’ di nuovo.
La camera da letto era il luogo piu’ confortevole di tutto l’appartamento.
L’arredamento, di gusto prettamente maschile, era composto da un
armadio a muro, che ricopriva l’intera parete a sinistra della porta.
A destra, la finestra, ricoperta da un pesante tendaggio scuro, in un angolo,
nella stessa parete, un tavolo ricoperto da svariati oggetti. Al centro,
il grande letto matrimoniale, ai lati, due comodini.
Non sapeva com’era finito li’. Un attimo prima era seduto sul
divano a baciare Buffy, ora era steso tra le lenzuola di seta nera, con
lei che gli carezzava piano il petto. Non aveva idea di che fine
avesse fatto nemmeno la sua maglietta. Sentiva solo il tocco delicato della
cacciatrice sulla sua pelle. Teneva gli occhi chiusi, e il viso abbandonato
tra i cuscini.
Il suo cervello aveva smesso di funzionare mezz’ora prima, di la’ in
soggiorno. Ora subiva tutto passivamente, senza avere la forza di muovere
un muscolo, senza avere il coraggio di fermarla. Era cosi’ bello.
Era come nei suoi sogni. Si amavano, ed era meraviglioso. Non avrebbe voluto
che finisse, non voleva tornare sulla terra, alle sofferenze di tutti
i giorni, al dolore, alla tristezza, alla sua vita vuota.
Le dita della ragazza scivolavano sulla sua pelle, strappandogli brevi
gemiti di piacere. Poi gli sfiorarono i fianchi, indugiando sulla cintura
dei pantaloni.
E il sogno fini’. Spike riapri’ gli occhi e, in un attimo di
lucidita’ la allontano’ da se’, mettendosi seduto.
Non poteva permettere che succedesse. Non di nuovo, non in quel modo, non
per pieta’.
Voleva che lei lo amasse, non gli bastava quel “TI AMO” sussurrato
ad un attimo dalla fine. Voleva di piu’.
Voleva qualcosa che lei non gli poteva dare.
La desiderava, la amava, bramava di fare l’amore con lei. Ma non
doveva essere debole. Non voleva ricadere di nuovo nella stessa trappola.
Non era piu’ il suo giocattolo, e non gli avrebbe permesso di usare
ancora il suo corpo per soddisfare i suoi capricci.
“Buffy..no..”disse, senza guardarla negli occhi.
Scivolo’ sul letto, allontanandosi da lei. La ragazza rimase immobile,
shockata dalla sua reazione. Non sapeva piu’ che pensare. Lui la
stava rifiutando. Perche’? Non capiva.
Forse non l’amava piu’. No, non era possibile. Ci doveva essere
dell’altro.
“Spike..”mormoro’, cercando il suo sguardo, che lui si ostinava
a tenere basso. “Spike..”ripete’, allungando le mani verso
il suo viso. Il vampiro alzo’ appena il capo, e finalmente incrocio’ i
suoi occhi.
Erano lucidi di lacrime, e infinitamente tristi. Gli sfioro’ le
labbra con un bacio, appoggiando la fronte contro la sua.
“Voglio fare l’amore con te..” gli sussurro’, senza
scostarsi da lui.
E per Spike fu la fine. L’istinto prese il sopravvento. Al diavolo
tutto. Lui la voleva. La voleva ora. E non importa se poi se ne sarebbe
pentito.
Le catturo’ le labbra e capovolse le posizioni. Ora era su di lei,
e dominava la situazione.
Inizio’ a baciarla con ardore, mentre le dita scorrevano sul suo
corpo, dal viso alle spalle, indugiavano sulla curvatura dei seni e scendevano
lungo i fianchi, per poi risalire, in un moto perpetuo.
Tutta la sofferenza di poco prima pareva essere svanita. Al suo posto,
la passione che l’aveva mantenuto vivo fino a quel momento.
Le sfilo’ piano la camicetta, senza mai smettere un istante di baciarla
e accarezzarla.
Era Buffy ora, a tenere gli occhi chiusi e la testa abbandonata tra le
lenzuola, subendo passivamente quella dolce tortura.
Aveva sempre amato il tocco delicato di Spike, morbido come una piuma e
ardente come il fuoco. Era l’unico capace di accenderla cosi’,
con i suoi movimenti, toccandola, accarezzandola come solo lui sapeva fare.
Adorava le sue mani su di se’.
Le sue mani.
Riapri’ gli occhi di scatto, lo sguardo preoccupato, un pensiero
improvviso nella mente. Fece trasalire il vampiro, che si blocco’,
fissandola stupito.
Con un sospiro si scosto’ da lei, intuendo cio’ che stava per
succedere. Sicuramente si era gia’ pentita di cio’ che stava
per fare.
“Spike..”
Si senti’ chiamare, ma non era sicuro di voler udire cio’ che
lei aveva da dirgli. Si sposto’ indietro, abbassando lo sguardo.
“Spike..”ripete’ Buffy, mettendosi seduta.
Gli si avvicino’, sfiorando con le dita le fasciature che gli ricoprivano
le braccia.
“Le tue mani..”sussurro’, accarezzandogliele delicatamente.
Spike rialzo’ lo sguardo su di lei, confuso. Non era sicuro di aver
udito bene. Piego’ la testa di lato, fissandola.
“Stai bene?”domando’ Buffy, premurosa.
“Sto bene..”rispose lui, con un sorriso.
Si chino’ su di lei, posandole un bacio delicato sulla bocca.
“Non ti preoccupare..” soffio’ piano, le labbra ancora sulle
sue..
La bacio’ di nuovo, mentre si liberava gentilmente della sua stretta
e ricominciava ad accarezzarla, risalendo lungo le braccia.
La fece sdraiare e la spoglio’ con lentezza, posando una scia di
baci man mano che scopriva la sua pelle. Si libero’ a sua volta dei
pantaloni e si stese su di lei.
La stanza si riempi’ dei loro gemiti, e non ci fu piu’ bisogno
di parole.
Piu’ tardi, giacevano entrambi esausti tra le lenzuola,il viso di
Buffy abbandonato sul petto di Spike e un braccio che gli circondava la
vita.
Non si era mai sentita cosi’ serena, e felice, accanto a lui.
Il vampiro teneva gli occhi chiusi, ma non dormiva.
Ora che la passione era scemata la realta’ gli piombava addosso come
un macigno. Era successo di nuovo. Lei l’aveva usato. Di nuovo.
E ora, tutto sarebbe finito. Lei se ne sarebbe andata, e lui sarebbe rimasto
solo. Di nuovo.
Strinse tra le dita il lembo del lenzuolo. Perche’ faceva cosi’ male?
E perche’ lei stava prolungando quella tortura, abbandonandosi cosi’ languidamente
tra le sue braccia. Come un innamorata. E se lo fosse stata veramente??
Sentiva il suo respiro caldo sulla pelle, e le sue dita delicate scivolare
sul petto.
Si irrigidi’ istintivamente, e si risveglio’ definitivamente
da quel sogno. Riapri’ gli occhi e la vide.
I suoi capelli gli sfioravano il viso, solleticandolo, il calore che lei
emanava si irradiava nel suo corpo, riscaldandolo.
Aveva una gran voglia di stringerla, e baciarla, e accarezzarla, e farla
sua di nuovo. Ma non lo fece.
“Non te ne vai?”disse, con voce fredda e, apparentemente, controllata.
La senti’ trasalire, tra le sue braccia, e irrigidirsi, inconsapevolmente.
Un brivido gli percorse la schiena.
Forse non tutto era perduto, si disse. Forse poteva ancora rimediare. Forse
poteva ancora tornare indietro e illudersi che lei lo amasse. Ma, di nuovo,
non lo fece.
“Non è quello che fai sempre??”senti’ la sua voce
dire, gelida come non mai.
Buffy rialzo’ il capo, a quelle parole, si allontano’ da lui
e lo fisso’, confusa.
Non capiva. Non riusciva a capire. Che stava succedendo? Perche’ Spike
le parlava cosi’? Perche’ era cosi’ freddo, distaccato.
Cos’aveva sbagliato, ora?
Scosse la testa, cercando di scacciare quello che pareva essere solo un
brutto sogno. Ma non lo era. Sembrava tutto dannatamente vero.
“Che diavolo stai dicendo??”chiese, con voce piu’ stridula
di quanto avesse voluto.
Spike si mise seduto, fissandola con uno sguardo di ghiaccio. Si sentiva
soffocare, anche se sapeva bene che non era possibile. Socchiuse gli occhi,
nascondendo, ancora una volta, i suoi sentimenti dietro l’ironia
e l’arroganza.
“Ti è piaciuto il tuo giocattolo, cacciatrice??”
Buffy scosse di nuovo la testa. Il brutto sogno si stava lentamente trasformando
in un incubo. Si sposto’ indietro, coprendosi il corpo nudo con il
lenzuolo.
“Questo discorso non ha senso..”riusci’ a stento a dire,
mentre il labbro iniziava a tremare e gli occhi si inumidivano.
Il vampiro rise, mentre il cuore gli si spezzava in due.
“Perche’, non è cosi’??”
Si sentiva devastato, non era nemmeno sicuro che quella voce gelida fosse
la sua. La sua anima urlava, e avrebbe voluto prendere tra le braccia quella
ragazza bionda che ora piangeva davanti a lui. Ma il suo demone si rifiutava
di ragionare.
“Io volevo farti stare bene..”urlo’ Buffy, senza piu’ trattenere
le lacrime.
“E io non voglio la tua pieta’ cacciatrice..”grido’ lui
di rimando, mentre il suo equilibrio iniziava a vacillare.
“E se non fosse pieta’???E se fosse amore??”
Mentre pronunciava quelle parole la ragazza fu avvolta da una consapevolezza.
Lui non le avrebbe mai creduto. Mai.
“Tu non mi credi.”ripete’ a voce alta, ritrovando in un attimo
la calma. Si alzo’ dal letto, lasciando scivolare il lenzuolo, e si allontano’.
“Tu non mi hai mai creduto, nemmeno quando ho detto di amarti. Perche’ dovresti
credermi ora..”disse, cercando i suoi vestiti.
Spike era rimasto come pietrificato. Con le parole di lei che si ripetevano
all’infinito nella sua mente. Amore. L’aveva ripetuto due volte.
Amore. Amore. Amore.
Ma era anche convinta che lui non le credesse. Tu non mi credi. Non mi
credi. Non.
La vide confusamente alzarsi dal letto, allontanarsi, raccogliere i suoi
vestiti e indossarli.
“Che stai facendo??”urlo’, risvegliandosi come da un sogno.
“Me ne vado, non era quello che volevi??”disse lei, senza guardarlo.
“NO!!” grido’ il vampiro, schizzando fuori dal letto. La
raggiunse da dietro, prendendola per la vita. Non poteva lasciarla andare.
Non ora. Non ora che aveva capito. Doveva, doveva spiegarle. Doveva dirle che
l’amava.
“Buffy..”
“Lasciami!”strillo’ lei, cercando di divincolarsi. Ma lui
la stringeva.
“Buffy..”soffio’, appoggiando il viso tra i suoi capelli..
“Lasciami!!” ripete’ lei, strattonandosi bruscamente e liberandosi
dalla stretta di lui.
Spike gemette, arretro’ di alcuni passi, soffoco’ un grido,
mentre il dolore si irradiava dalle braccia al resto del corpo, fino ad
esplodergli nel cervello. Le strinse al petto, tenendosi un polso con l’altra
mano, e inizio’ a tremare.
Buffy si volto’ di scatto, spaventata. Non ci aveva pensato. Aveva
dimenticato. E gli aveva fatto del male. Di nuovo.
Cerco’ di avvicinarsi a lui, mormorando parole di scuse, ma il
vampiro si allontanava, gemendo e tremando, tenendo le braccia raccolte
al petto, il viso basso e rigato di lacrime. Sembrava un cucciolo spaurito.
“Spike..”lo chiamo’ piano, intimorita dalla sua reazione.
Allungo’ una mano, sfiorandogli timidamente un braccio.
Lui si scosto’, come se quel tocco lo bruciasse, e arretro’ ancora.
“Non mi toccare..”
“Spike..ti prego..”gemette lei, cercando ancora di avvicinarsi.
“Sta lontana, non farmi del male..ti prego, non farmi del male..” continuava
a ripetere lui, come una litania, come se non si rendesse nemmeno conto di
essere li’, in quel momento. Come se avesse paura. Di lei. E Buffy capi’.
L’esperienza con quella cacciatrice gli aveva lasciato un segno indelebile,
che forse non avrebbe mai dimenticato. Aveva provato ad essere forte, ma non
ci era riuscito. E ora aveva bisogno di sostegno. Aveva bisogno di lei.
Lo prese tra le braccia, senza che lui facesse nulla per opporsi, e lo
guido’ verso il letto, in silenzio.
Lo fece sdraiare, e poi gli si stese accanto. Spike si rannicchio’ contro
di lei, appoggio’ la testa sulla sua spalla, gemendo. Buffy gli circondo’ la
vita con un braccio, sostenendolo, e inizio’ ad accarezzargli piano
i capelli.
Continuo’ a cullarlo dolcemente, mormorandogli di tanto in tanto
frasi gentili, finche’ non lo senti’ rilassare, e scivolare
piano nel sonno.
Spike si risvegliò soltanto qualche ora dopo, quando ormai era
notte. Fu un risveglio lento e, a tratti, doloroso. Rimase immobile con
gli occhi chiusi. Non avvertiva alcuna presenza accanto a sé. Non
c’era nessuno. Era solo. Buffy se n’era andata.
I ricordi lentamente tornarono vivi in lui. Un gemito soffocato gli uscì dalle
labbra, al pensiero di quant’era accaduto solo qualche ora prima.
Aveva fatto l’amore con lei, poi l’aveva rifiutata. E infine
i suoi nervi erano crollati. Ricordava poco della crisi che aveva avuto.
In quel momento avrebbe voluto solo dimenticare. Sprofondare nel nulla,
e smettere di provare quel dolore che faceva tanto male al suo cuore.
Maledetta anima. Da quando l’aveva riavuta indietro gli aveva procurato
solo problemi. Era dunque questo il suo destino?O piuttosto la sua dannazione?
Non sbagliava Angel. Aveva maledettamente ragione.
Ma in fondo lui lo meritava. La sofferenza che provava ora era niente confronto
quella che aveva causato agli altri in tanti anni.
Probabilmente era suo destino anche quello di rimanere solo. Faceva male,
la solitudine. Faceva male soprattutto dopo aver assaporato, anche se solo
per pochi attimi, la felicità assoluta.
Buffy era stata la cosa più bella che gli fosse mai capitata in
tutta la sua esistenza. Stare con lei, amarla, tenerla tra le braccia,
era tutto ciò che aveva sempre desiderato.
E invece aveva rovinato tutto. Lui non era fatto per l’amore. Loro
non erano fatti per amarsi.
Sembrava non riuscissero a fare altro che litigare, e ferirsi a vicenda.
Lui si rifugiava nell’ironia e lei se n’andava sbattendo la
porta. La prima volta era tornata, ma non era sicuro che sarebbe accaduto
di nuovo.
All’improvviso dei rumori attirarono la sua attenzione. Aprì gli
occhi e tese i sensi, cercando di stabilirne la provenienza.
Sembrava lo scatto di una serratura, la porta d’entrata che si apriva,
passi leggeri sul pavimento.
Si mise seduto, attento a non fare il minimo rumore, e rimase in ascolto.
Udì la porta che si richiudeva cigolando, altri passi, fruscio lieve
di plastica e carta.
“Grandiosa giornata..” pensò, allungando le braccia e muovendo
alternativamente le mani.
I muscoli erano un po’ indolenziti, ma nel complesso non parevano
fare così male.
Forse sarebbe riuscito a difendersi, chiunque fosse l’intruso.
Poi gli giunse il suo profumo. Era Buffy. Era lì. Era tornata.
Un lampo di gioia gli attraversò lo sguardo, mentre a stento reprimeva
l’impulso di balzare fuori del letto e correre da lei. Scosse la
testa, scivolando di nuovo lungo i cuscini.
Avrebbe aspettato che fosse lei a venire. Sicuramente c’era una spiegazione
logica al suo ritorno.
Forse aveva dimenticato qualcosa. Non poteva essere lì per lui.
Non poteva…
La porta della camera si aprì lentamente. Un cono di luce s’irradiò nella
stanza, illuminandola un poco, e una piccola figuretta femminile apparve
sulla soglia.
Era rimasta fuori solo poche ore, ma a lei erano sembrate un’eternità.
Era dovuta uscire, non mangiava da quella mattina, ed era affamata. E naturalmente
il frigo del suo vampiro era irrimediabilmente vuoto, fatta eccezione per
qualche birra e un po’ di sangue.
Per fortuna aveva trovato una rosticceria cinese che faceva orario continuato
e durante il ritorno si era anche fermata in una macelleria che teneva
aperto fino a tardi.
Al suo rientro tutto le era apparso tranquillo. Non un rumore, tutto era
come l’aveva lasciato.
Sospirò di sollievo quando lo vide apparentemente immerso nel sonno.
Aveva temuto che durante la sua assenza lui si risvegliasse, e si ritrovasse
da solo. E quella era l’ultima cosa di cui aveva bisogno ora.
Grazie a Dio non era successo.
Gli si avvicinò un poco, reprimendo a stento l’impulso
di prenderlo tra le braccia come aveva fatto qualche ora prima. Lo amava
così tanto. Se ne rendeva conto solo ora. Ora che l’aveva
visto così fragile e indifeso. E così bisognoso delle sue
cure e delle sue attenzioni.
Sorrise mentre si allontanava di nuovo. Avrebbe atteso il suo risveglio
accoccolata sul divano in soggiorno, mangiucchiando il cibo cinese che
si era comprata.
“Dove sei stata?” la sua voce, calda e dolce come la ricordava,
gli giunse inaspettata.
Si bloccò con la mano sulla maniglia, mentre una tenue luce illuminava
la stanza. Si voltò e lo vide.
Era seduto tra le lenzuola, la schiena appoggiata ai cuscini, i capelli
scomposti, lo sguardo fisso su di lei.
Il suo cuore prese a batterle furiosamente in petto, mentre faceva un passo
in direzione del letto. Era così..bello.
“Io..ehm..”farfugliò, un po’ imbarazzata. “Non
volevo svegliarti, scusa..”disse infine, abbassando gli occhi..
“Non mi hai svegliato..”replicò lui, sorridendo lieve. “Dove
sei stata?”ripeté, facendole segno di sedersi accanto a lui.
“Fuori..a prendere qualcosa di commestibile per me e del sangue per te,
non volevo stare fuori a lungo..”si giustificò la ragazza, accomodandosi
al suo fianco..
Finirono col cenare insieme, lei con riso alla cantonese e pollo fritto
con le mandorle, lui con un po’ di sangue. Poi rimasero stesi uno
di fianco all’altro, in quieta tranquillità, a parlare dei
più svariati argomenti, senza mai andare a toccare temi troppo personali.
“Scusa, per prima..” mormorò lui ad un certo punto, guardandola
fisso negli occhi.
Lei non si mosse, ne’abbassò lo sguardo, sapeva che non potevano
evitare in eterno quella questione ed era quasi felice che fosse stato
il vampiro a toccarla per primo.
Non era altrettanto sicura di essere in grado di affrontarla con serenità.
In ogni caso la sua priorità era di rassicurare lui, il resto
sarebbe venuto dopo.
“Non devi scusarti..”replicò con dolcezza… “Ho
capito…”
Spike non la lasciò finire. Gli era servito del tempo per raccogliere
il coraggio necessario per iniziare quel delicato argomento e ora non voleva
interruzioni, almeno finché non si fosse liberato di quel peso che
gli opprimeva il cuore.
“No..devo..” prese fiato, prima di proseguire, girò gli
occhi altrove. “Non vado fiero di quello che è successo ma..non
ho retto. Credevo d’essere forte..ma non lo sono. In tanti anni ho affrontato..di
tutto. Visto cose che non ti puoi nemmeno immaginare. Ma non ho mai avuto..paura.
Paura di non farcela..paura di morire. Fino all’altra notte. Ero..impotente..terrorizzato..incapace
di difendermi. E tutto quello che riuscivo a fare era difendermi con le parole,
giustificarmi, urlare la mia innocenza. Lei mi accusava di aver ucciso la sua
famiglia e io le gridavo che non era vero. Io..che avevo massacrato intere
città. Io..che..” la voce si spezzò mentre il suo corpo
iniziava impercettibile a tremare e un groppo gli serrava la gola.
Buffy raggiunse la sua mano, stringendola piano.
“Va tutto bene..Spike..va tutto bene..” sussurrò, rassicurandolo. “E’ normale
che tu abbia avuto paura..non devi sentirti in colpa, ne’giustificarti.
Quello che ti è capitato è terribile..inimmaginabile. E’ umano..avere
paura.”
Il vampiro rise, amaro.
“Io non sono umano…io..”
“Non ho mai visto un demone piangere..” lo interruppe lei, carezzandogli
lieve una guancia.
“Buffy..”
“C’è più umanità in te che in tanti uomini
che ho conosciuto, credimi..”
“Buffy..” bisbigliò lui, appoggiando il viso sulla sua mano.
Chiuse gli occhi un istante, assaporando tutto il calore che quel breve contatto
era in grado di dargli. Poi li riaprì.
“Buffy..”ripete’.. “Io..vuoi..”s’interruppe,
prese fiato, abbassò lo sguardo, intimidito.. “Ho bisogno di
te..”ammise alla fine, con voce tremante.
La cacciatrice sorrise, avvicinandosi maggiormente a lui.
“Non ti lascio..”
Spike alzò un poco lo sguardo, incontrando le verdi iridi della
ragazza.
“Resterai?”
Lei annuì..
“Resterò finché non sarai guarito..William..”
Il vampiro finalmente si rilassò, rassicurato da quelle parole.
Chiuse di nuovo gli occhi, reclinando il capo sui cuscini.
“Dormiamo ora vuoi??” aggiunse la ragazza, accoccolandosi al suo
fianco.
“Grazie..” disse lui, prima di scivolare dolcemente nel sonno.
Fu Buffy a risvegliarsi da sola, la mattina dopo. Si stiracchiò languida
tra le lenzuola, senza aprire gli occhi. Era stata una notte tranquilla
e si sentiva fresca e riposata. Allungò una mano alla sua destra,
cercando il suo compagno, ma vi trovò solo il vuoto. Si mise seduta
di scatto, allarmata dalla sua assenza. Lo cercò per la stanza.
Vuota anch’essa. Dove poteva essere andato? Gettò uno sguardo
all’orologio, e uno verso la finestra socchiusa. La tenue luce che
filtrava le confermò che era giorno inoltrato. Non poteva essere
uscito. Anche se..era abbastanza folle da tentare di farlo. Si alzò e
si vestì velocemente, cercando di restare calma. I suoi sensi di
cacciatrice le dicevano che non era andato lontano. Infatti, lo trovò seduto
sul davanzale della finestra, in soggiorno.
Il cuore le balzò in gola, quando lo vide completamente inondato
dalla luce.
“Spike!” gridò, incapace di muovere un muscolo, terrorizzata
dall’idea di vederlo finire in cenere.
“Tranquilla, amore. Il sole è coperto dalle nuvole, nessun pericolo.” la
rassicurò lui, senza muoversi.
Si era svegliato qualche ora prima. Era da poco passata l’alba.
Si era alzato piano, attento a non far rumore, sorridendo all’idea
di com’erano cambiate le sue abitudini, in quegli anni. Era solito
andare a dormire anziché alzarsi, in quel momento della giornata.
Si sentiva bene, quella mattina, era come..rinato. La presenza di Buffy
gli aveva giovato. Stava meglio fisicamente, oltre che moralmente. Il dolore
era passato e i muscoli non gli davano noie. Una bella doccia calda gli
aveva ulteriormente migliorato l’umore. Anche il tempo, quel giorno,
pareva stare dalla sua parte. Nuvoloso ma senza pioggia, come piaceva a
lui. L’ideale per una passeggiata alla luce del giorno senza correre
il rischio di finire polvere. Non voleva pensare al dopo, a quando Buffy
se ne sarebbe andata. E non l’avrebbe fatto.
Stava ammirando il cielo grigio alla finestra, quando l’aveva sentita
arrivare. Aveva avvertito chiaramente la sua paura. E si era affrettato
a rassicurarla. Anche se aveva gioito, per un attimo, captando la sua preoccupazione.
Buffy gli fu subito dietro. Non sapeva se ridere o piangere, in quel momento.
O se prenderlo a pugni. Poi sorrise. Lui sembrava stare bene, e non voleva
rovinare tutto litigando. Così scelse la via della mediazione.
“Mi hai spaventato, sai??”
Spike si voltò, e le sorrise di rimando.
“Scusa piccola, non volevo..” disse, accarezzandola con lo sguardo.. “Solo..mi
capita così di rado di vedere la luce del giorno..”
La ragazza gli sfiorò le labbra con un bacio.
“Come ti senti oggi??” gli domandò poi, accostandosi a lui.
“Molto meglio..”rispose il vampiro, prendendola tra le braccia. “Ed è merito
tuo..” aggiunse, baciandola di nuovo.
“Bene..che vorresti fare oggi??” replicò lei, cambiando
argomento e stringendosi a lui.
Spike la guardò per un lungo istante, prima di rispondere.
“Faresti qualcosa per me?”
“Non mi sembra una buon’idea, Spike.”
Il vampiro scosse la testa, e non rispose. Tolse lo spolverino e la maglietta,
appoggiandoli entrambi su una sedia lì vicino. Non aveva voglia
di riprendere la discussione.
Dopo un lungo lavoro psicologico era riuscito a convincere la sua cacciatrice
ad aiutarlo. Voleva allenarsi, testare la sua forza, le sue capacità e,
più di tutto, voleva dimostrare a sé stesso e agli altri
che era ancora in grado di combattere e difendersi. E poteva farlo solo
con lei.
Così erano tornati alla Wolfram&Hart.
Buffy aveva acconsentito di malavoglia. Era piuttosto scettica, temeva
che fosse ancora troppo presto per lui, che non fosse pronto per un allenamento.
Poi aveva ceduto, poiché era un’impresa ardua contrastare
la testardaggine del suo uomo.
Persino Angel era stato restio a concedere il permesso di utilizzare la
palestra della Wolfram&Hart. Non l’aveva ammesso apertamente
ma in fondo la pensava come la cacciatrice. Era anche un po’ preoccupato
ma alla fine li aveva lasciati fare. Se Spike voleva farsi del male, non
era affar suo.
“Spike, perché non usciamo, visto che possiamo farlo??” tentò ancora
di convincerlo la ragazza, sperando che il giorno lo attirasse al punto
di rinunciare a quel proposito.
Lui finse di non sentirla, teneva gli occhi chiusi, concentrato, e scaldava
i muscoli delle braccia, indolenziti dal forzato riposo.
Buffy sospirò, rassegnata, e legò i capelli in una coda improvvisata.
Poi si occupò di fasciare le mani, come faceva sempre dai tempi
in cui si esercitava con Giles. Quando fu soddisfatta del suo lavoro alzò lo
sguardo verso il compagno.
Il vampiro si era portato al centro della stanza, e l’aspettava.
“Spike..” lo implorò di nuovo..
“Usciremo dopo..” disse lui, facendole cenno di avvicinarsi. La
cacciatrice sospirò di nuovo, e lo raggiunse.
Spike teneva in mano un lungo bastone di legno, simile alle stecche usate
per giocare a biliardo.
Un ricordo lontano si fece strada in lei. Si rivide più giovane
di qualche anno, a Sunnydale, in un vicolo nei pressi del Bronze. Di fronte
a lei, un vampiro biondo alle prese con una lezione molto particolare.
“Avrei ballato con lei tutta la notte..”
“Perché noi stiamo ballando?”
“Non abbiamo fatto altro..”
E ancora..
“Ti svegli ogni mattina con l'interrogativo che ti ronza nel
cervello: oggi sarà il giorno della mia morte?
La morte ti sta alle costole, e prima o poi ti piomberà addosso.
Una parte di te lo vorrebbe, per mettere fine alla paura e all'incertezza,
ma anche perché sei innamorata della morte.
La morte e' un'opera d'arte. La modelli con le tue mani giorno dopo giorno.
L'ultimo respiro. Quel senso di pace. Parte di te lo vuole disperatamente.
Come sarà? Dove ti porterà? Ora lo vedrai.
Ecco il segreto. Non e' nei pugni che non hai dato, o nei calci che non
hai sferrato. Ogni Cacciatrice desidera la morte. Anche tu.
L'unica ragione per cui duri da tanto tempo e' che hai ancora dei legami
sulla terra. La mamma, una sorellina adorabile, gli amici. Sono loro che
ti tengono, ma stai solo rimandando l'inevitabile. Presto o tardi vorrai
morire, e in quel momento.. in quel momento in cui lo vorrai, io sarò lì per
te.
A tutti i costi. Mi godrò il mio giorno speciale.
la lezione e' finita.”
Paura. Quella notte aveva avuto paura. Non di Spike. Ma di morire. Come le aveva detto lui. Fino a quel momento si era creduta invincibile, forte, superiore a tutto. Invece all’improvviso il suo mondo aveva iniziato a crollare. Essere ferita da un vampiro qualunque era stato solo l’inizio del suo declino.
“La morte è il tuo dono..”
Poi era iniziata la sua lenta risalita. E Spike le era rimasto sempre silenziosamente accanto. Se ne rendeva conto solo ora. E il minimo che poteva fare adesso era aiutarlo a superare la sua paura. Oltre che imparare ad amarlo come lui meritava.
“Ti amo..”
“Non è vero, ma grazie per averlo detto..”
Il problema era farglielo capire. Fortunatamente c’era tutto il tempo del mondo per farlo. Nessun problema. Nessuna preoccupazione. Nessuna apocalisse imminente. Solo un uomo e una donna, innamorati.
Fu un attimo. E si ritrovò a terra con la schiena dolorante. Sopra
di lei un angelo biondo che rideva divertito.
“Uno a zero per me..cacciatrice..”
Si rialzò massaggiandosi i muscoli, e lo guardò torva. Stava
per ribattere poi rimase in silenzio, incantata da lui. Era da tanto che
non lo vedeva così allegro, sereno, rilassato. Ed era così bello,
quando rideva. Il suo viso s’illuminava. Gli occhi splendevano, e
pareva davvero un angelo. Il suo angelo.
“Ti ho fatto male, amore??” chiese Spike, toccandole piano una
spalla.
Era sinceramente preoccupato. Lei lo guardava con uno sguardo strano. Sembrava
rapita, in contemplazione.
Quando l’aveva colpita non aveva pensato a quello che stava facendo.
E non si era accorto della sua distrazione. Era completamente perso nei
ricordi di un passato nemmeno troppo lontano.
E solo ora iniziava ad intuire che forse avevano rivissuto lo stesso avvenimento.
Ma non importava. Non ora. Stava bene. Era riuscito ad atterrarla. E questo
non faceva che migliorare il suo umore.
“Era solo il primo round..” borbottò la cacciatrice, fingendosi
offesa.
Fece un passo indietro, riportandosi in posizione d’attacco.
E ricominciarono ad allenarsi.
“Ora basta!”
Si stavano allenando da circa mezzora quando Spike si era bloccato al centro
della stanza, aveva lanciato un’occhiataccia alla sua compagna
e se n’era uscito con quella frase.
Buffy si fermò con il braccio a mezz’aria e l’aveva
guardato, senza capire.
“Sei stanco, amore?”chiese, cauta.
Probabilmente avevano esagerato. Presa com’era dall’allenamento
non si era resa conto che forse lui si era stancato troppo e che, testardo
com’era, non l’avrebbe mai ammesso spontaneamente.
Il vampiro sembrò non notare la reale preoccupazione della ragazza,
ne’il nomignolo affettuoso con cui l’aveva chiamato. Da qualche
minuto un pensiero fastidioso gli ronzava in testa fino a che non era più riuscito
a trattenersi.
Ed era scoppiato.
“Non stai facendo sul serio..” disse, gelido.
La cacciatrice sbiancò, a quelle parole. Gli occhi si spalancarono
stupiti e il braccio ricadde privo di vita lungo il fianco, come se fosse
divenuto improvvisamente pesante. Arretrò di un passo, scuotendo
energicamente la testa.
No. Non era possibile. Non stava succedendo veramente. Era solo..un sogno.
Un brutto sogno. Anzi..un incubo.
Spike non poteva pensarlo davvero. Non di nuovo.
“Stai scherzando, vero?” balbettò, con la voce che
le tremava un poco.
Dov’era finito l’angelo biondo che prima la guardava con occhi
splendenti? Perché doveva sempre rovinare ogni cosa con i suoi maledetti
sospetti?
“Non stai facendo sul serio, Buffy.” ripeté lui.
“E cosa te lo fa pensare?”
“Non combatti come al solito. Non combatti come lo ricordavo. Ti stai
trattenendo.”
“Certo che mi sto trattenendo!”sbottò lei esasperata. “E’ un
allenamento!”
“Balle! Non voglio la tua pietà..cacciatrice.”
Non fece in tempo a finire che gli arrivò un pugno in pieno viso.
“Ho fatto sul serio, stavolta??”
Massaggiandosi la mascella dolorante Spike leccò via il sangue che
iniziava ad uscire dal labbro, e la guardò mortificato. Aveva sbagliato
tutto. Un'altra volta. Ma forse aveva ancora l’opportunità’ di
rimediare.
“Buffy..”
“No! Ora parlo io.”
E lo colpì di nuovo, allo stomaco stavolta. Il vampiro si piegò in
due dal dolore, e arretrò di un passo.
“Volevi che facessi sul serio? Ora sto facendo sul serio.”urlava
lei, la voce resa acuta dalla rabbia.
Fece per colpirlo nuovamente ma lui fu più veloce, e la afferrò per
entrambi i polsi, bloccandola.
“Buffy ti prego, calmati.”
“No, non mi calmo!” urlò, isterica. Si liberò della
sua presa con uno strattone e indietreggiò ancora.
“Sei solo un maledetto stupido. Perché devi sempre rovinare tutto?
So di avere sbagliato, in passato. So di avere delle colpe e so di avere molto
da farmi perdonare. Ma come posso, se non me ne lasci l’opportunità’?
Come, se non ti fidi di me? Se non ci provi nemmeno. Come posso amarti se non
mi credi? Io mi sono stancata. Vuoi continuare a pensare che stia fingendo?
Bene, fallo. Io me ne vado.”
Non gli lasciò il tempo di replicare, ne’ di immagazzinare
quel fiume di parole, si voltò e si diresse verso l’uscita.
“E non provare a fermarmi..”disse, prima di sparire dietro la porta.
Spike rimase solo al centro della stanza. Chiuse gli occhi, trattenendo
a stento un urlo. Si spostò alla cieca verso la parete e
quando fu abbastanza vicino la colpì con tutta la forza che era
riuscito a trovare.
Il muro si sgretolò e un dolore acuto s’irradiò verso
la spalla, mentre la mano iniziava a sanguinare. Ma lui non vi badò.
Un dolore più forte gli premeva il centro del petto. Era riuscito
di nuovo a farla andare via.
Angel stava camminando soprappensiero lungo un corridoio della Wolfram&Hart
quando fu quasi travolto da un piccolo uragano biondo. Non l’aveva
nemmeno sentita arrivare.
“Buff..” disse, riconoscendola..”Che è successo?”
La ragazza gli passò accanto senza fermarsi.
“Chiedilo a Spike.”
Il vampiro bruno scosse la testa, rassegnato e si diresse verso la palestra.
Quei due l’avrebbero fatto impazzire, una volta o l’altra.
Stavano insieme da due giorni e avevano trascorso la metà del tempo
a litigare.
Se solo avesse avuto lui la stessa occasione che era stata concessa a Spike.
Raggiunse la sala degli allenamenti, e rimase un lungo istante a fissare
un vampiro sull’orlo dell’isterismo prendere a pugni il boxsack.
Poi entrò nella stanza e gli afferrò, da dietro, entrambe
le braccia, costringendolo a fermarsi.
“La pianti di farti del male?”
Spike si divincolò rabbioso, si voltò e lo spinse lontano.
“Non sono affari tuoi, Angel.”borbottò, fulminandolo con
lo sguardo.
“Non è così che si risolvono i problemi..” disse
l’altro, tranquillo.
Il biondo non rispose subito, si limitò a guardarlo per un lungo
momento, poi andò a prendere la maglietta.
“Tu che ne sai..”sussurrò, infilandola. Nessuno poteva capire
come si sentiva in quel momento, tanto meno lui.
“Ne so più di quanto immagini, invece..” replicò invece
il bruno, sorprendendolo.
“Angel..”
“Non commettere il mio stesso errore Spike. Buffy ti ama. Me l’ha
confidato ieri. Sai, abbiamo parlato molto. E ho capito che i suoi sentimenti
sono sinceri. E’ qui per te. Non sprecare quest’occasione. “ si
fermò un istante, cercando un respiro di cui non aveva bisogno. Era
difficile, dire quelle cose al suo eterno rivale. Ma doveva farlo. Per il bene
di tutti.
“Ascolta, orsacchiotto, non so dove vuoi andare a parare ma…”
“No, lasciami finire..” lo interrupe Angel. “ Io ho sprecato
la mia occasione, non era nel mio destino essere felice con lei. Ma tu sì.
Va da lei. Dille che l’ami. E vivi questa storia senza pensare al futuro..”
Spike lo fissava senza avere il coraggio di parlare. Non era sicuro di
aver udito bene. Non poteva essere proprio lui, Angel, il suo peggior nemico
ma anche il suo unico amico, a dire queste cose. Probabilmente il mondo
era impazzito.
“Che aspetti, va da lei..”
Il biondo si risvegliò solo in quel momento.
“Grazie, Angel..”disse, prima di correre via.
Era da poco trascorso mezzogiorno e grosse nuvole cariche di pioggia si
addensavano sul cielo plumbeo di Los Angeles. L’aria era satura di
elettricità ma nessuno pareva farci caso. La vita frenetica della
città degli angeli non si fermava di fronte un temporale. Di tanto
in tanto i lampi rischiaravano l’atmosfera mentre rombi lontani sovrastavano
per qualche istante il traffico cittadino. La gente gli passava accanto
e non si accorgeva di Spike, fermo al centro del marciapiede, gli occhi
chiusi e le narici dilatate, alla vana ricerca dell’aroma di Buffy.
Era già la terza volta che lo perdeva. Tanta gente, tanti odori
mescolati insieme e un fastidioso vento che si era alzato da poco gli confondevano
le idee.
Scosse la testa, aspirando a fondo e finalmente… Eccolo. Il profumo
della sua cacciatrice. Riaprì gli occhi soddisfatto e riprese a
camminare.
Raggiunse Griffith Park nello stesso momento in cui le prime gocce
di pioggia iniziavano a cadere. Si fermò all’ingresso, guardandosi
intorno, e poi la vide. Era seduta con le gambe raccolte al petto in una
panchina di fronte un laghetto, sola. Aveva lo sguardo perso e l’aria
di un cucciolo smarrito.
Le si avvicinò piano, silenzioso come un gatto e timido come un
bambino. Durante la sua ricerca non aveva fatto altro che ripetersi mentalmente
il discorso da farle ma ora le parole sembravano come bloccate in gola.
Le si fermò di fronte sospirando, mentre lei rimaneva immobile,
fingendo di non averlo visto.
Si era subito pentita di essere fuggita a quel modo, senza dargli tempo
di spiegare, e di chiarire. Forse avrebbe dovuto utilizzare un altro modo
per farlo ragionare, invece di urlargli dietro tutta la sua rabbia. Ma
ora non aveva il coraggio di tornare indietro. Così dopo un lungo
girovagare si era fermata in quel parco, certa che prima o poi lui l’avrebbe
raggiunta. E ora era arrivato.
“Posso sedermi?”
Buffy alzò il capo e lo osservò, accennando un sorriso. Il
vampiro biondo era fermo davanti a lei, lo sguardo fisso sul suo viso. Piccole
gocce di pioggia brillavano tra i suoi capelli, illuminandone il colore,
altre scendevano a rigare lo spolverino, che gli danzava intorno sollevato
dal vento come grandi ali nere. Di nuovo le parve di vedere un angelo.
“Così mi hai trovato…” sussurrò piano, facendogli
cenno di accomodarsi.
Spike le si sedette accanto, senza smettere di guardarla. Era così bella,
anche con i capelli scomposti e bagnati. Avrebbe voluto abbracciarla ma
non osava muoversi. E soprattutto non sapeva cosa dire.
“Mi dispiace, per prima…sono stato uno stupido.” mormorò alla
fine, maledicendosi per non aver trovato qualcosa di meglio. Buffy sorrise,
guardandolo dritto negli occhi.
“Cosa ti ha fatto cambiare idea?”
Spike abbassò lo sguardo, torcendosi nervosamente le mani, sul dorso
di una spiccava ancora evidente una lunga ferita rossastra.
“Bugia o verità?” Fece un lungo sospiro e decise
per la sincerità.
“Ho avuto una piccola…chiacchierata con Angel…”
“Ed è servita?”
“Sì…”sospirò lui. “Mi ha detto…che
mi ami, e che non devo sprecare quest’occasione per essere felice…”
La cacciatrice gli sfiorò il mento con un dito, costringendolo ad
alzare il viso fino ad incontrare di nuovo il suo sguardo.
“E avevi bisogno di lui per capirlo?” chiese, prima di posargli
un lieve bacio sulle labbra.
Il vampiro appoggiò la fronte contro quella di lei. “Evidentemente
sì…” bisbigliò sulla sua bocca. Rimasero un
lungo istante in quella posizione, immobili, poi si scostarono.
“Riusciremo ad andare d’accordo per più di cinque minuti?” chiese
Buffy, rannicchiandosi contro di lui.
Spike la accolse tra le sue braccia, scuotendo la testa. “Ti prometto
che proverò a fidarmi di te…” mormorò, baciandole
i capelli. “E io proverò ad essere più paziente…” replicò lei,
nascondendo il viso sul suo petto.
“Hai freddo amore?” osservò il biondo, dopo qualche minuto,
notando che lei stava tremando.
“Un po’…” bisbigliò la ragazza, stringendosi
maggiormente a lui.
“Andiamo a casa, vuoi?”
Quando finalmente giunsero a casa erano bagnati fradici, ma felici come
non lo erano mai stati. Sembrava che la pioggia avesse lavato via ogni
rancore, ogni tristezza, lasciando posto solo alla gioia di stare insieme.
“Oddio, non avevo mai visto tanta acqua…” esclamò Buffy,
passando le dita tra i capelli umidi, nel vano tentativo di districarli.
Si voltò verso Spike che, fermo sulla soglia, la guardava incantato.
Anche così conciata gli pareva la donna più bella del mondo.
Le si avvicinò di un passo. Allungò una mano, lisciando le
ciocche che le scendevano disordinate ai lati del viso.
“Sei splendida, passerotto…”
Buffy socchiuse le labbra, scuotendo appena il capo. Gli sfiorò il
volto con le dita, scostando alcuni riccioli ribelli dalla fronte.
“Il mio angelo…”sussurrò, scendendo ad accarezzargli
la guancia.
Un brivido di piacere percorse la schiena di Spike mentre abbassava il
capo e la baciava dolcemente.
“Ti andrebbe…una doccia?” chiese, ancora sulle sue labbra.
Buffy gli circondò il collo con le braccia, aggrappandosi a lui e approfondendo
il contatto. Non ci fu bisogno di risposta. Lo trascinò al centro della
stanza, interrompendo il bacio solo per riprendere fiato.
Attraversarono il salotto, e poi il corridoio, fino alla stanza da bagno,
baciandosi e accarezzandosi di continuo, come se non fossero mai sazi l’uno
dell’altra.
I vestiti cadevano abbandonati lungo il cammino dei due amanti, le lingue
si intrecciavano e i corpi si lambivano. Finirono sotto il getto caldo
della doccia senza smettere di toccarsi; le mani di Buffy scivolavano lungo
il torace perfetto del vampiro, scendevano fino all’inguine e raggiungevano
la sua erezione, aumentando a dismisura l’ eccitazione. Spike la
baciava ovunque mentre le sue dita correvano lungo la pelle liscia del
ventre, accarezzavano la dolce curva dei seni e riscendevano giù,
verso il centro del piacere.
Ansimando la spinse contro la parete della doccia, sollevandola da terra
e affondando il viso sul suo collo. La ragazza si aggrappò a lui,
circondandogli i fianchi con le gambe e permettendogli di entrare in lei.
Apri’ gli occhi un istante, cercando il suo sguardo in una muta domanda.
Il vampiro alzò il capo, annuendo brevemente e posandole un bacio
sulle labbra.
Ben presto l’aria si riempì dei loro gemiti che di tanto in
tanto sovrastavano lo scrosciare dell’acqua che scorreva sui loro
corpi uniti.
Era ormai sera a Los Angeles, e la pioggia aveva smesso di cadere, lasciando
il posto a un cielo limpido e punteggiato di stelle. Timidi raggi di luna
filtravano attraverso le tende socchiuse, illuminando appena i corpi abbracciati
dei due amanti.
Spike fu il primo a svegliarsi, socchiuse appena gli occhi e osservò la
sua ragazza, profondamente addormentata. Buffy aveva il viso appoggiato
nell’incavo della sua spalla, i capelli sparsi tutt’intorno,
il braccio allungato sul suo petto.
Era stata una giornata perfetta, come gli era capitato di rado. Erano rimasti
insieme per tutto il pomeriggio. Dopo aver fatto l’amore sotto la
doccia si erano lavati e insaponati a vicenda. Infine lui l’aveva
presa tra le braccia e portata a letto. Lì si erano coccolati, e
amati di nuovo, avevano anche pranzato e fatto tutte quelle cose che una
coppia innamorata fa.
E ora tutto stava per finire. Richiuse gli occhi. Non voleva che finisse.
Non voleva che lei se ne andasse. Perché l’avrebbe fatto.
Ne era sicuro. Presto se ne sarebbe andata. E lui sarebbe rimasto di nuovo
solo.
Tutti i pensieri negativi, che aveva tenuto lontano fino a quel momento
lo travolsero come un fiume in piena.
“Resterò finchè non sarai guarito…” gli
aveva promesso lei, soltanto il giorno prima.
E lui ormai si sentiva guarito. Erano bastati due giorni e il dolore era
quasi completamente scomparso. Le ferite si erano completamente rimarginate
e le cicatrici stavano sparendo. Probabilmente sarebbe rimasta solamente
una sottile linea biancastra attorno ai polsi, come ricordo indelebile
di quella notte.
E lei sarebbe tornata a Roma, alla sua vita, alla sua famiglia, ai suoi
amici. Anche di quello era sicuro. In quei tre giorni lei gli era stata
vicino, aveva parlato d’amore ma…non l’amava veramente.
Non come lui amava lei almeno. Forse provava un’affetto profondo,
ma non amore.
“Lei ti ama…” gli diceva una vocina dentro di sé.
Ma lui non gli dava ascolto.
La ragazza accanto a lui si mosse appena. Si irrigidì inconsapevolmente,
restando perfettamente immobile. Il momento che tanto temeva era giunto.
Buffy si stiracchiò languidamente prima di aprire gli occhi. Accarezzò con
le dita il petto del suo vampiro e alzò un poco la testa. Lui stava
ancora dormendo. Si tirò su, cercando di muoversi piano per non
fare rumore e rimase a guardarlo per un lungo momento.
Era così bello, anche quando dormiva. I lineamenti erano distesi,
le labbra appena socchiuse e alcuni riccioli ricadevano ribelli sulla fronte.
Sì assomigliava decisamente ad un angelo. Si chiese come avesse
fatto a non rendersene conto prima. Lo conosceva da…almeno 5 anni,
e non si era mai accorta di quanto fosse speciale. Grazie al cielo aveva
avuto un’altra possibilità per farlo. E stavolta non l’avrebbe
sprecata.
Questa volta avrebbe pensato soltanto a sé stessa e alla sua felicità e
non più al giudizio dei suoi amici. Aveva deciso. Sarebbe rimasta
a Los Angeles, accanto a lui. E al diavolo l’Europa, l’Italia,
Roma e le cacciatrici da istruire. Ne andava della sua vita, e di quella
di Spike.
Gettò un occhiata verso la finestra socchiusa e poi all’orologio
sul comodino. Segnava le nove. E lei era affamata. Non solo. Era notte.
Ed era a Los Angeles. Dove lei era nata. Dove era diventata la cacciatrice.
E dove lei ora sarebbe uscita per rivivere un po’ i vecchi tempi.
Tornò a guardare Spike. Dormiva ancora. Se fosse stata fortunata
sarebbe riuscita a uscire e rientrare prima che lui si svegliasse.
Non era sicura che avrebbe capito il suo desiderio. E non era nemmeno sicura
che avrebbe gradito quell’uscita. Sicuramente l’avrebbe accompagnata
ma lei temeva ancora per la sua incolumità e preferiva saperlo a
casa al sicuro. Dopotutto non sarebbe rimasta via a lungo.
Si alzò piano e andò a cercare i suoi vestiti, sparsi un
po’ ovunque. Sorrise, ricordando come e in quale circostanza gli
erano stati tolti.
“Ti troverò mai accanto a me al mio risveglio, passerotto?” la
sua voce calda la fece trasalire e quasi le cadde la giacca che teneva in mano.
Si voltò verso il letto e lo vide seduto tra le lenzuola, perfettamente
sveglio, i suoi occhi blu che la scrutavano.
“Spike…” sussurrò, un po’ imbarazzata. “Scusami,
non volevo svegliarti…”
Il vampiro scosse la testa, invitandola con un cenno ad avvicinarsi. Buffy
si sedette sul bordo del letto, accanto a lui.
“Dove stai andando?” le chiese, per nulla sicuro di voler udire
la risposta.
La ragazza abbassò lo sguardo. Era peggio di quanto lui temesse.
“Amore…”
Lei rialzò lo sguardo.
“Non ridere, ok?” lo ammonì, seria. Spike alzò un
sopracciglio, senza capire.
“Io…ecco…” iniziò lei… “Ecco…volevo
uscire di ronda!” esclamò poi tutto d’un fiato.
Il vampiro allargò gli occhi, troppo sorpreso per riuscire a dire
una parola. Si era aspettato che lei se ne andasse invece voleva uscire
di ronda. Non sapeva se ridere o piangere.
“Vuoi venire con me?” aggiunse lei, più tranquilla.
“Sei uno stupido, Spike!”
Era la terza volta che se lo ripeteva da quando lei era uscita.
“No, credo che riposerò un po’…” le
aveva risposto quando, poco prima, lei gli aveva chiesto di accompagnarla.
“Stupido!” ribadì per la quarta volta, prendendo a pugni
il cuscino. Prese il pacchetto di sigarette e si accese l’ultima rimasta.
Fumava sempre troppo, quando era nervoso.
Ne aveva fumato appena la metà quando balzò fuori dal letto,
alla ricerca dei suoi vestiti.
Meno di cinque minuti dopo era fuori a cercarla, sperando che non fosse
andata troppo lontano. Fu fortunato, perché la intravide in fondo
alla via, che camminava lentamente con un sandwich in mano.
Prese a seguirla da lontano, improvvisamente intimidito. Che cosa le avrebbe
detto? Come avrebbe giustificato l’improvviso cambio d’idea?
Non lo sapeva. Sapeva solo che, da quando aveva riavuto indietro l’anima
e, più di recente, da quando aveva affrontato Dana, era diventato
un maledettissimo idiota.
Sembrava quasi che il vecchio William premesse per emergere dal cantuccio
in cui era rimasto fino a quel momento. Perché non c’erano
dubbi che la sua umanità era latente in lui, solo in parte soffocata
dal suo demone. Era sempre stato così. Era sempre stato diverso
dagli altri vampiri.
Buffy girò a destra, proseguendo per una stradina malamente illuminata.
Spike era sempre dietro di lei, solo appena più vicino, nascosto
nell’ombra.
Era perso nei suoi ricordi quando, quasi senza rendersene conto, si ritrovò con
un paletto di legno a pochi centimetri dal cuore.
“Amore, sono io!” esclamò, facendo un balzo indietro e ponendosi
a distanza di sicurezza.
La cacciatrice abbassò l’arma, imbronciandosi.
“Non perdi mai le cattive abitudini, vedo.” mormorò, piccata
e, senza lasciargli il tempo di replicare si voltò, dandogli la schiena,
e riprese a camminare. Non voleva che lui capisse quant’era felice di
vederlo. Non subito almeno.
Il vampiro la affiancò immediatamente.
“Posso venire con te?” chiese, con semplicità. Le sfiorò casualmente
un braccio e lei trasalì di piacere. Non c’era bisogno di alcuna
risposta.
Passeggiarono in silenzio per qualche minuto, godendo della reciproca compagnia.
Fu Buffy a parlare per prima.
“Così hai cambiato idea…”
Spike sospirò.
“Ero preoccupato… Los Angeles non è come Sunnydale e…”
“Ehi!” lo interruppe lei indignata. Si piazzò di fronte
a lui, gli occhi fiammeggianti.
“Ti ricordo che io qui ci sono nata e…” fece una pausa,
perdendosi nei ricordi, poi il suo volto si illuminò.
“Vieni!” disse, prendendolo per mano. “Voglio mostrarti una
cosa…”
E lo trascinò lungo la via.
“Sei sicura che sia ancora in piedi?”
“Certo che sono sicura!”
“Buffy…”
“E’ qui, dietro l’angolo, non posso sbagliare!”
“E’ la terza volta che lo ripeti, amore.”
“…”
Era circa mezz’ora che camminavano senza meta. Avevano attraversato
diversi isolati senza riuscire a trovare ciò che la ragazza stava
cercando. E Spike iniziava ad averne abbastanza, di girare a vuoto.
E per cercare cosa poi? Il vecchio liceo della cacciatrice!
“E’ qui…lo sento.” Stava dicendo lei, svoltando l’angolo.
Spike scosse la testa, preparandosi per l’ennesima delusione. Le
donne. Lui non le avrebbe mai capite. Stava ancora riflettendo quando un
urlo di gioia lo riscosse.
“Eccolo! Lo sapevo. Lo sapevo!” esultò Buffy tutta felice,
ammirando estasiata quello che al vampiro parve solo un cumulo di macerie.
Si lasciò trascinare verso di esso, senza fare troppo caso a quello
che lei gli stava dicendo. La vista di quell’edificio semi-diroccato
gli aveva ricordato la vecchia fabbrica in cui aveva vissuto anni prima,
quando per la prima volta era giunto a Sunnydale.
Erano di fronte l’entrata quando, improvviso, un brivido gli attraversò la
schiena. Si fermò accanto all’ingresso, tendendo i sensi.
Buffy si accorse subito del repentino cambiamento di Spike e si arrestò al
suo fianco, stringendo tra le dita il paletto che teneva in tasca.
“Che succede?” chiese, pur intuendo già la risposta.
Vampiri…” bisbigliò lui, ringhiando sommessamente.
Li aveva sentiti. Aveva fiutato il loro odore. E ne aveva percepito il
pericolo. Avrebbe voluto non essere lì.
“Quanti?”
Spike socchiuse le palpebre e strinse la mascella.
“Quattro, forse cinque…”
Maledizione. Non era sicuro di essere in grado di affrontarli. E soprattutto
temeva di non riuscire a difendere lei.
“Vado dentro a dare un occhiata, tu coprimi le spalle.” Esclamò la
cacciatrice, con decisione.
Il vampiro sussultò.
No, amore. Non andare.
La prese per un braccio, bloccandola.
“Buffy, non da sola…”
Lei gli sorrise, sciogliendosi gentilmente dalla sua stretta. Gli sfiorò la
guancia con una carezza.
“Non ti preoccupare, sono la cacciatrice, no?”
E sparì all’interno dell’edificio.
Spike sospirò e avanzò lungo il perimetro dell’edificio,
controllando che non ci fossero altri vampiri nei paraggi.
Nero. Era tutto nero attorno a lei. Tutto girava. Voci sommesse le rimbombavano
nel cervello. La testa le doleva e non riusciva a muoversi. Qualcosa, che
non riusciva a capire, gli e lo impediva.
Cosa diavolo era successo? Non se lo ricordava. Era entrata nel suo vecchio
liceo quanto tempo prima? Dieci, forse quindici minuti prima. Aveva avanzato
con sicurezza lungo i corridoi mentre Spike rimaneva fuori di guardia.
Poi qualcosa l’aveva colpita ed era svenuta.
Socchiuse gli occhi, tornando lentamente alla realtà. Si accorse
di non essere sola. C’erano altre persone, poco distanti da lei.
Uomini, a giudicare dall’abbigliamento. Cercò di alzare la
testa. Aveva il collo indolenzito, le gambe e le braccia immobilizzate.
Si rese conto di essere legata.
Osservò meglio gli uomini, i loro visi alterati. Vampiri! L’avevano
catturata! Dalla sua posizione non riusciva a capire cosa stessero dicendo.
Probabilmente stavano decidendo della sua sorte.
Maledizione! Stupida Buffy. Ti sei fatta fregare come una ragazzina senza
esperienza.
Tentò di liberarsi ma i lacci erano troppo stretti, anche per lei.
Fu allora che uno dei tre si voltò nella sua direzione, e la vide.
Si avvicinarono.
“Guarda guarda, la nostra ospite si è svegliata…dormito
bene dolcezza?” ghignò quello che doveva essere il capo, abbassandosi
a guardarla. La sua mano viscida le sfiorò la guancia.
“Spike, ti prego, vieni a salvarmi…”
Arretrò istintivamente, cozzando la testa contro il pavimento.
Un gemito le sfuggì dalle labbra mentre il vampiro la trascinava
malamente in piedi.
“Ma guarda che bel bocconcino abbiamo qui.” Disse lascivamente,
strusciando i canini sul suo collo.
Buffy rabbrividì. Era perduta. Le forze la stavano lentamente abbandonando
e si sentiva completamente in balia dei suoi rapitori.
“Spike, dove sei?”
Anche gli altri due ormai si erano avvicinati e la annusavano affamati.
Sembravano delle bestie pronte a nutrirsi della loro preda. E in fondo
lo erano.
Alzò dolorosamente la testa, lasciando vagare lo sguardo oltre la
spalla del vampiro che la teneva e lo vide.
Era Spike. Avanzava silenziosamente, protetto dall’ombra, lo spolverino
che si alzava ad ogni suo passo come grandi ali nere, il volto mutato in
quello della caccia, i canini in vista, gli occhi dorati scintillanti d’ira.
Com’era uguale eppure diverso dai suoi assalitori. Era il suo angelo
nero. Ed era venuto a salvarla.
Quello che avvenne dopo fu come racchiuso in un sogno. Vide indistintamente
Spike scagliarsi contro il vampiro che ancora la teneva e che non si ancora
accorto della sua presenza. Gli altri due scattarono indietro, impietriti
e lei si lasciò scivolare a terra, perdendo nuovamente i sensi.
Il risveglio questa volta fu meno doloroso e molto più…dolce.
Braccia forti la sostenevano e dita delicate le sfioravano il viso. Il
suo corpo era avvolto da qualcosa di caldo e morbido e intorno a lei aleggiava
un profumo indefinito, virile e inebriante, unico nel suo genere, che poteva
appartenere soltanto a lui.
Sollevò un poco le palpebre e incontrò i suoi occhi, ora
blu e profondi, che la osservavano con leggera preoccupazione e amore infinito.
Un sorriso si distese sulle sue labbra, quando la vide riprendere conoscenza.
“Ehi…” mormorò, scostandole una ciocca di capelli
che le ricadeva sulla fronte.
“Ehi…” sospirò lei, ancora sospesa tra la semi incoscienza
e la realtà. Allungò una mano per toccare il suo viso. Era così bello
che le pareva un sogno.
Solo il leggero dolore che ancora pulsava nella sua testa le fece ricordare
ciò che era successo. Si mise seduta di scatto, tornando pienamente
cosciente.
Lo spolverino che lui le aveva avvolto attorno alle spalle scivolò sul
pavimento.
“I vampiri…” balbettò, guardandosi intorno allarmata.
Spike scosse la testa, sorridendo ironico.
Tranquilla luv, sono tornati da dov’erano venuti…”
Buffy si voltò a guardarlo, sospirando di sollievo. Si massaggiò il
collo indolenzito. Il vampiro biondo corrugò la fronte.
Non aveva pensato a quello che loro avevano potuto farle. Aveva pensato
soltanto a salvarla. L’aveva sentita. Aveva percepito la sua invocazione
d’aiuto mezz’ora prima mentre stava percorrendo il perimetro
dell’edificio, neutralizzando i due vampiri che aveva trovato di
guardia.
Si era precipitato da lei, incurante delle conseguenze. Loro non se n’erano
resi conto. Erano stati ridotti in cenere prima di ogni possibile reazione.
Bello e letale. Come qualcuno gli aveva detto poco tempo prima.
“Ti fa male?” chiese, attirandola vicino. Lei appoggiò la
schiena al suo petto, mugolando un sì.
“Qui?” domandò ancora lui, posando due dita in un punto
imprecisato dietro il suo collo.
Un altro mugolio d’assenso.
Iniziò a massaggiare piano, con movimenti lenti e circolari. Buffy
chiuse gli occhi, rilassandosi contro di lui.
Dopo qualche minuto il dolore era scomparso.
“Meglio?”
Lei annuì. “Il tuo tocco è magico, Spike…” sospirò,
estasiata.
Il vampiro la strinse a sé, abbassandosi a baciarle l’incavo
del collo.
“Andiamo a casa?” le soffiò all’orecchio.
“Sì…” rispose lei, scostandosi da lui e mettendosi
in piedi. “Ne ho abbastanza per stasera…”
Uscirono mano nella mano dal vecchio edificio e presero la strada di casa.
“Grazie, per avermi salvato…” mormorò Buffy dopo
un po’.
“Dovere…” replicò Spike, voltandosi verso di lei
e accennando un inchino, quasi fosse un cavaliere d’altri tempi. Forse
lo era davvero.
La ragazza rise, poi tornò seria.
“Come hai fatto a capire che ero in pericolo?”
Lui si fermò a guardarla.
“L’ho sentito.” Abbassò gli occhi, esalando un sospiro. “Tu
sei dentro di me. E lo sarai sempre anche quando…quando non sarai più qui…”
Le volse le spalle, nascondendo una lacrima che sottile gli aveva rigato
la guancia. Riprese a camminare.
Stupido vampiro sentimentale.
Buffy lo raggiunse, lo superò, parandosi davanti a lui e gli prese
il viso tra le mani.
“Anche tu sei dentro di me…” disse, timidamente, e proseguì,
prima che il coraggio venisse a mancarle. “Lo sei da tanto e… voglio
restarti accanto. Non voglio che più nessuno decida della mia vita.
Non voglio che i miei amici condizionino le mie scelte. Voglio essere libera.
E voglio te. Voglio vivere con te. Perché ti amo. Ti amo Spike e, se
non mi credi, avrò tutto il tempo per convincerti del contrario e dimostrarti
che non mi voglio prendere gioco di te e dei tuoi sentimenti.” Gli posò un
bacio delicato sulle labbra. “Mi vuoi Spike?”
Lui rimase immobile, in piedi di fronte a lei, occhi negli occhi. Deglutì vistosamente,
sentendo il fiato mancargli.
Era…un sogno. Un desiderio lungo una vita che si avvera. La donna
che amava era lì davanti a lui, e gli aveva appena detto “Ti
Amo”. Era semplicemente meraviglioso.
Senza preavviso la prese tra le braccia, facendola volteggiare in aria
per poi rimetterla a terra, il corpo che sfiorava il suo, i visi a pochi
centimetri l’uno dall’altro. Lei gli circondò il collo
con le braccia, ridendo felice.
“Mi vuoi?” ripetè.
“Ti voglio sempre amore. Sempre.”
La baciò sulle labbra, stringendola forte. Era persino più bello
di quanto aveva immaginato.
“Dimmelo ancora…” la implorò.
“Ti amo, William…”
Fu un trillo acuto e insistente a svegliare Buffy, quella mattina. Erano
trascorsi alcuni giorni da quando aveva deciso di rimanere a Los Angeles
e tutto procedeva a meraviglia. Lei e Spike stavano sempre insieme, recuperando
il tempo perduto e imparando a conoscersi come mai avevano fatto in quegli
anni. Le giornate le trascorrevano alla Wolfram&Hart, quando c’era
il sole e passeggiando all’aperto, quand’era nuvoloso. La sera
uscivano di ronda o, più spesso, rimanevano a casa, recuperando
altro tempo perduto.
Si rigirò nel letto con un grugnito di disappunto, abbandonando
il comodo giaciglio che il petto del vampiro rappresentava e allungò una
mano verso il comodino, senza aprire gli occhi, alla ricerca del telefono.
“Pronto.” Borbottò al microfono, soffocando appena uno sbadiglio.
Chi accidenti poteva svegliarla a quell’ora di “notte”?
“Buffy, sei tu?” disse una voce maschile dall’altro capo
del filo.
La cacciatrice si rizzò a sedere, ora perfettamente sveglia, incurante
del fatto che il movimento brusco avrebbe potuto svegliare il vampiro.
“Giles?” balbettò incerta, fissando un punto indefinito
davanti a sé.
Un tremito impercettibile percorse il corpo di Spike mentre udiva quella
parola.
L’osservatore. No. Non era possibile. Non poteva essere vero. Era
solo un dannato…incubo.
Reprimendo a stento un urlo rabbioso si costrinse a rimanere perfettamente
immobile, continuando a fingere di dormire.
Tese i sensi, cercando di captare quello che lui le stava dicendo.
Riuscì a distinguere, in mezzo a rumori lontani e le risposte monosillabe
di Buffy che l’inglese si trovava a Los Angeles, e desiderava che
qualcuno lo andasse a prendere.
Maledizione.
Socchiuse gli occhi quando sentì la ragazza riattaccare. La vide
seduta immobile tra le lenzuola, il cellulare ancora in mano, lo sguardo
fisso sul display. Avvertiva la sua tensione e questo, in un certo qual
modo lo rincuorava.
Significava che non era felice di rivederlo almeno quanto lui, e che probabilmente
non l’aveva ancora perdonato.
Restava il fatto che era a Los Angeles e non era certo in visita di piacere.
Prese un profondo respiro e aprì del tutto gli occhi. Doveva mostrarsi
forte ma, soprattutto, doveva avere fiducia in Buffy. Lei lo amava e non
l’avrebbe abbandonato.
Si mise a sedere e si allungò verso la ragazza, che sembrava non
essersi resa conto di nulla, e continuava a fissare assorta il suo portatile.
La cacciatrice trasalì appena quando una mano gentile le sfiorò la
spalla. Si voltò, andando a specchiarsi con gli occhi blu di Spike.
Forzò un sorriso, chiedendosi cosa lui avesse udito.
“Va tutto bene?” domandò il vampiro, carezzando la guancia
di lei con le dita.
Buffy scosse il capo.
“No non va bene. Giles è a Los Angeles…”disse d’un
fiato, abbassando gli occhi per non vedere la sua delusione.
“Sì, l’ho sentito…” sospirò lui, giocherellando
con una ciocca dei suoi capelli, prima di sistemargliela dietro l’orecchio.
La ragazza appoggiò la fronte contro a sua spalla, esalando un sospiro.
“Non voglio vederlo. Non voglio che lui…”
“Shhh…” la interruppe lui, posandole un bacio delicato sulla
testa. “Non sappiamo cosa sia venuto a fare qui…” proseguì,
più per convincere sé stesso che lei.
Buffy rialzò il viso.
“Sappiamo bene cos’è venuto a fare. Non certo a dirci ciao.
Mi domando solo chi possa averglielo detto.”
“Il ragazzino.”
“Andrew?”
Spike annuì.
“Non è mai riuscito a tenere la bocca chiusa.”
La cacciatrice sospirò di nuovo.
“Che facciamo ora?” chiese, stringendosi le braccia al petto.
“Beh…dato che non possiamo rispedirlo nella cara Inghilterra tanto
vale mandare qualcuno a prenderlo.” Replicò lui, con un sorrisino.
Poi, senza attendere risposta, si allungò verso il comodino afferrando
il telefono.
“Harm? Spike. Passami il boss. È urgente.”
Buffy rimase a guardarlo silenziosa, senza capire.
Mezz’ora più tardi Buffy era in piedi davanti la finestra,
osservando distrattamente le auto che passavano lungo la strada, aspettandosi
da un momento all’altro di veder comparire la limousine della Wolfram & Hart,
che l’avrebbe accompagnata da Giles.
E sperando che quel momento non giungesse. Non era in collera con lui.
Semplicemente non voleva vederlo. Non desiderava che lui ricominciasse
ad intromettersi nella sua vita, come aveva sempre fatto da quando la conosceva.
Non capiva perché Spike avesse permesso quest’incontro. Lui,
che più di tutti avrebbe dovuto odiarlo. Lui, che se ne stava mollemente
appoggiato allo stipite della porta, la sigaretta accesa che gli pendeva
dalle labbra, indifferente a tutto. Non era a conoscenza dei sentimenti
che si agitavano dentro il suo cuore.
Non sapeva che avrebbe voluto solo urlare, in quel momento. Prenderla,
e portarla via di lì, lontano da lui, da Los Angeles. Lontano da
tutto, dove nessuno avrebbe potuto trovarli.
Ma non l’avrebbe fatto. L’inferno che aveva attraversato di
recente l’aveva maturato. Come può maturare un vampiro di
125 anni. Non era più lo scapestrato assetato di sangue che era
un tempo. Non lo era più da un pezzo. E riteneva giusto che Buffy
incontrasse il suo osservatore, almeno una volta.
Era a conoscenza, da ciò che gli era stato riferito, che loro due
non avevano mai veramente chiarito lo screzio che c’era stato, se
tentare di ridurlo un mucchietto di polvere poteva definirsi tale.
E sapeva, per esperienza personale, che se lei non affrontava i fantasmi
del suo passato, non ci sarebbe stato un futuro per loro.
Con un sospiro gettò la sigaretta ormai finita e le si avvicinò.
Le cinse la vita con le braccia e accostò le labbra al suo orecchio.
“Finirai col consumarla, quella strada, se continui a fissarla a quel
modo Pet..” sussurrò, nascondendo l’ansia che lo attanagliava
con la sua solita ironia.
La cacciatrice sorrise appena. Aspirò il suo profumo e si accoccolò contro
di lui, appoggiando la schiena al suo petto e chiudendo gli occhi. Era
così rassicurante, il suo abbraccio.
“Devo proprio vederlo?” domandò, pur conoscendo la risposta.
“Devi..” Com’era calda, e dolce, la sua voce.
“Perché non vieni con me?”
Spike sospirò pesantemente. Ora veniva la parte difficile. Le baciò lievemente
il collo.
“Sai che io e il sole non andiamo esattamente d’accordo..” e
l’osservatore è come il sole, per me. Avrebbe voluto aggiungere,
ma non lo fece.
Era consapevole della sua bugia. I vetri della limousine erano schermati
e la luce non penetrava all’interno. Quindi, se solo avesse voluto..
sarebbe potuto venire.
Ma riteneva che Buffy lo dovesse incontrare da sola, senza di lui. Era
certo che la sua presenza l’avrebbe condizionata, e questo non doveva
succedere.
Chiuse gli occhi, e la strinse a sé, come fosse l’ultima
volta. Pregò che tutto questo finisse al più presto, in un
modo, o nell’altro.
Lo stridio delle gomme interruppe bruscamente il corso dei suoi pensieri.
Guardò verso la strada. La Limousine era arrivata. Sentì Buffy
irrigidirsi contro il suo corpo, e fissare l’auto con il panico negli
occhi.“Amore..”Lei non rispose, si rigirò nel suo abbraccio,nascondendo
il viso nella sua spalla. E pianse.
“Per l’inferno maledetto ma quanto ci mettono?”
“Spike per l’amor del cielo vuoi fermarti? Mi sta venendo mal di
testa.” Angel si massaggiò le tempie con le dita, esasperato dall’ennesimo
grugnito di risposta che ricevette.
Quei due l’avrebbero fatto impazzire, prima o poi, specie il vampiro
fuori di testa che si muoveva per il suo ufficio ringhiando, come un leone
in gabbia.
“Spike!” gridò di nuovo, desiderando di torcergli il collo
e berne il suo sangue.
Finalmente il biondo si fermò, frugò nelle tasche, alla ricerca
di una sigaretta.
“Dovrebbero essere già qui..” borbottò, guardando
il bruno di sbieco.
Era passata più di un ora da quando la Limousine si era portata
via una Buffy con il viso ancora rigato di lacrime. C’era voluta
tutta la sua pazienza e il suo amore, per calmarla. E tutta la sua forza
di volontà per lasciarla andare in quello stato.
“Avranno avuto un contrattempo, oppure si sono fermati a fare colazione.” Disse
Angel, cercando di calmarlo.
“Oppure il dannato osservatore l’ha convinta a tornare in Europa!” sbottò Spike,
interrompendolo. Gettò con rabbia la sigaretta. Perché doveva
fare così male, il suo cuore. E perché la sua anima urlava. Fissò pensieroso
il pavimento. Doveva fare qualcosa. Ora.
“Angel, io vado a cercarla..” disse, alzando lo sguardo verso di
lui, improvvisamente calmo.
Non aveva terminato di formulare quel pensiero che la porta si spalancò.
Il viso pallido di Harmony fece capolino, annunciando con voce timida e
insolita per lei l’arrivo di due visitatori.
Spike girò gli occhi verso l’ingresso, in tempo per
vedere la cacciatrice e il suo osservatore entrare nella stanza.
Buffy non sembrava particolarmente felice, aveva ancora gli occhi arrossati,
e teneva i pugni chiusi come se temesse di scoppiare da un momento all’altro.
Non appena lo scorse, gli volò letteralmente tra le braccia, dimenticando
l’osservatore, Angel e il resto del mondo.
“Spike..” sospirò, stringendosi a lui. “Spike..”
Il vampiro sentì le lacrime premere per uscire. “Luv..” sussurrò,
accarezzandole piano la schiena.
Poi si staccò da lei, alzandole il viso con un dito, fino ad incrociare suoi
occhi. Si abbassò, sfiorandole le labbra con un tenero bacio, incurante
degli spettatori che stavano assitendo a quello spettacolo.
Rupert Giles li osservava con odio malcelato. Era peggio di quanto avesse
immaginato. La ragazza non gli aveva quasi rivolto la parola, quando l’aveva
raggiunto all’aeroporto, e sembrava molto ansiosa di raggiungere
la Wolfram & Hart. Ora ne capiva le ragioni.
Fu Angel, ancora una volta, a risolvere la situazione e a sciogliere la
tensione che si era creata. Si schiarì la voce, dividendo i due
amanti e salutando educatamente il nuovo ospite.
“Mr Giles, è un piacere rivederla..” disse, alzandosi dalla
sedia e tendendogli la mano.
Lanciò un occhiata a Spike, sperando che lui cogliesse l’invito
a fare altrettanto. William ringhiò sommessamente, scostandosi da
Buffy. Le tenne stretta la mano, mentre si rivolgeva all’osservatore.
“Rupert..”
“Spike..”
E questo fu tutto, non una parola, o un gesto gentile, da parte di entrambi.
Di nuovo fu Angel a intervenire.
“Credo che Buffy e Giles abbiano bisogno di parlare..” disse gentile,
e l’osservatore lo ringraziò con lo sguardo.“Spike.” Aggiunse
poi, rivolgendosi al biondo prima che lui potesse replicare. “Ho un lavoro
per te.”
Era ormai sera quando la cacciatrice varcò di nuovo la soglia della
Wolfram & Hart. Questa volta era da sola. Salì lentamente sino
all’ufficio di Angel. Harmony era già andata via. Spinse piano
la porta e si fermò sulla soglia.
Lo vide intento a consultare dei documenti, seduto dietro l’imponente
scrivania che occupava gran parte della stanza. Lui non parve accorgersi
immediatamente del suo arrivo. Cercò Spike con lo sguardo. Un lampo
di delusione attraversò i suoi occhi, quando vide che non c’era.
Cercò di non mostrarlo, anzi forse era meglio così. Era sempre
stata una vigliacca, quando si trattava di lui. Soprattutto quando doveva
dirgli qualcosa che non gli avrebbe fatto piacere.
Atraversò la stanza, fermandosi di fronte la scrivania. Appoggiò entrambe
le mani sul legno scuro.
“Ciao, Angel..” disse, piano.
Il vampiro alzò la testa, sorridendo. Si era accorto da un po’ della
sua presenza ma aveva fatto finta di nulla. Sapeva che non era lui, che
stava cercando. La scrutò attentamente per un lungo istante.
Dio, era così bella, anche con gli occhi arrossati per il pianto
e i capelli arruffati. E quell’aria indifesa che gli era sempre piaciuta
tanto. E che gli faceva venire voglia di proteggerla.
La conosceva così bene che avrebbe potuto leggere i suoi pensieri
come fossero i suoi. Così simile, eppure così diversa da
quando l’aveva conosciuta, tanti anni fa.
L’aveva vista bambina, ed ora era una donna. Una donna che ormai
apparteneva ad un altro. Si domandò cosa sarebbe successo, se quel
giorno non l’avesse lasciata. Forse sarebbero ancora insieme. Forse
le cose sarebbero state diverse. Forse, forse forse…
Un velo di malinconia attraversò il suo bel viso. Non era
tempo, quello, per il rimpianto. Era troppo tardi ormai. Il destino aveva
deciso diversamente. E ora lei era di un altro. Era di Spike.
Si rese conto di non esserne geloso. Quei due erano fatti l’uno per
l’altra. Non era amore quello che nutriva per Buffy. Era un sentimento
profondo, certo, che lo legava indissolubilmente a lei. Ma non era amore.
L’amore era un'altra cosa. L’amore era Cordelia. Sospirò.
Un altro dolore che si aggiungeva alla sua eterna dannazione. Pareva che
ogni donna che si legasse a lui fosse destinata a soffrire. Probabilmente
era vero.
“Angel, sei su questa terra?”
La voce di Buffy lo riscosse da quei cupi pensieri. Annuì, sorridendo.
“Scusami, stavo…guardando te.” Lasciò scivolare
lo sguardo su di lei, facendola arrossire.
“Sei sempre bellissima, e no, non ti sto corteggiando, se è questo
che stai pensando. Qualcuno, che ora si trova nella terrazza dell’ultimo
piano, dopo avermi esasperato tutto il santo giorno, mi staccherebbe volentieri
la testa, se solo ci provassi con te.”
Si stava riferendo, ovviamente, a Spike. La cacciatrice rise, immaginandosi
per un attimo la scena. Fece un passo indietro, tentata di raggiungerlo
subito, poi si fermò, incerta sul da farsi. Si torse le mani, nervosa.
Angel notò subito, la sua preoccupazione.
“Buff, che succede? Pensavo fossi ansiosa, di andare da lui.”
“Lo sono ma…” rispose lei, senza guardarlo. “E’ solo
che non è facile. Voglio dire, quello che devo dirgli. Temo che, non
capirà.”
Il bruno si alzò in piedi, poggiando una mano sulla sua spalla.
“Andrà tutto bene, piccola. Hai deciso di tornare in Europa, non è vero?”
Buffy annuì, per nulla stupita che lui l’avesse capita al
volo, come sempre. Angel le carezzò piano una guancia, asciugando
una lacrima che aveva ricominciato a scorrere sul suo viso.
“Andrà tutto bene.” Ripetè. “Se gli parlerai
con sincerità, lui capirà. Se ti ama come dice, capirà.
Ma non tenergli nascosto nulla, i tuoi dubbi, le tue paure. Sii solo te stessa.
Eppoi… vi rivedrete presto no?”
Le sfiorò le labbra con un casto bacio, impedendole ogni possibilità di
replica.
Era una sorta di addio per lui. L’addio di un vecchio amore e l’inizio
di una profonda amicizia. Il suo biscotto era cotto, in fin dei conti.
Sorrise, vedendo lo sconcerto dipingersi nel suo volto, a quel gesto inaspettato.
“Non una parola su questo, o mi ucciderà…” disse,
con una risatina.
“E ora corri, vai da lui.” Aggiunse, spingendola fuori.
E corse davvero. Salì le scale, su, sempre più su, un piano
dopo l’altro dell’immenso palazzo della Wolfram & Hart,
fino al grande terrazzo, da cui si godeva la vista dell’intera città.
Si riusciva persino a scorgere l’oceano, una distesa d’acqua
nera e misteriosa, illuminata di tanto in tanto dalle luci delle navi di
passaggio.
Lui era là, mollemente appoggiato alla balaustra, lo spolverino
che gli danzava intorno al ritmo della brezza serale e osservava pensieroso
le stelle che iniziavano a punteggiare il cielo.
La sigaretta accesa pendeva dalle sue labbra, e gli rischiarava un poco
il volto imbronciato , in un particolare gioco di luci ed ombre.
Non si mosse quando lei lo raggiunse, e continuò a scrutare indifferente
l’orizzonte, fingendo di non averla sentita.
L’aria si riempì del suo odore, quando gli si avvicinò.
Il suo e quello di …Angel. E seppe con certezza che era stata da
lui, prima di venire lì. Un’ondata di gelosia gli riempì il
cuore. Perché era stata là?
Buffy si fermò a un passo dal vampiro, incerta sul da farsi. Lui
pareva non averla notata. E, se l’aveva fatto, doveva aver già capito
che era stata da Angel.
Dannati poteri sovrannaturali dei vampiri…
“ Hai intenzione di rimanere lì in silenzio per molto, Pet?” chiese
lui all’improvviso, facendola trasalire. Gettò la sigaretta consumata
e si voltò.
“Spike..”
Il biondo avvicinò il viso al suo, aspirando il suo profumo.
“Hai il suo odore addosso.” Mormorò, guardandola negli occhi.
“Non è come pensi.”
Lui non rispose, limitandosi a fissarla. I suoi occhi sembravano quasi
dorati, alla luce della luna che lentamente nasceva.
Le passò un dito sulle labbra, assaggiandone il sapore.
“Ti ha baciata.” Affermò, emettendo un basso ringhio.
Stava succedendo di nuovo. Ricordi non troppo lontani riaffiorarono nella
sua memoria. Uno scantinato, un sacco da boxe e un disegno non troppo rassomigliante
del suo Sire. Ma stavolta non l’avrebbe passata liscia. Ora sarebbe
sceso di sotto e…
“Era un ciao…” la sentì mormorare.
“Allora dov’è l’alto oscuro con la
fronte spaziosa?”
“Lasciami indovinare, puoi sentire il suo odore.”
“Sì quello e anche il fatto che ho usato le mie intense
palle degli occhi da vampiro per vederti baciarlo.”
“Era… un saluto.”
“Conosco questo ritornello, cacciatrice.”
“Ma stavolta parlo sul serio, William.”
Fu lui a trasalire, questa volta, sentendosi chiamare con il suo vero nome.
Raramente lei lo usava.
“Ho capito molte cose, in questi giorni. E sono assolutamente sicura
dei miei sentimenti. Ti amo Spike, e non voglio nessun’altro che te.
Con Angel è davvero finita. Ci sei tu, nella mia vita, e voglio che
ci rimani per sempre.” Proseguì, prima che il coraggio venisse
a mancarle.
Gli accarezzò piano una guancia, sorridendogli.
“E poi, puoi sempre cancellare il suo odore con il tuo.” Gli sussurrò,
in un chiaro invito a baciarla.
Invito che lui non rifiutò, sigillandole le labbra con le sue, in
un bacio ardente e disperato, da lasciare entrambi senza fiato.
“Ti amo Buffy.” Le bisbigliò all’orecchio, ed era
la prima volta che gli e lo diceva. E probabilmente l’ultima. La strinse
a sé, nascondendo il viso nell’incavo del suo collo. Sapeva. Sapeva
tutto. E quell’abbraccio straziante lo confermava.
“Spike..” soffiò lei, accarezzandogli piano la schiena.
Dopotutto non erano state necessarie spiegazioni. E quel Ti amo sussurrato
le sarebbe rimasto dentro per tutta la vita.
“Quando partirai?” domandò lui, senza lasciarla. Le mani
di Buffy si bloccarono, e il cuore perse un battito. Non rispose, e si sciolse
dalla sua stretta. Lo allontanò da lei, quel tanto che bastava per guardarlo
negli occhi.
“Spike non è per sempre..” cercò di dire, ma lui
la zittì con un dito.
“Non mi devi spiegazioni, voglio solo sapere quanto tempo ho ancora.”
Fu lei ad interromperlo questa volta. E gli avrebbe sferrato volentieri
un calcio, giusto per tenersi in esercizio e non dimenticare quanto testardo
sapeva essere a volte.
“Non è per sempre..” ripetè, scandendo bene le parole
e proseguì, prima di essere fermata di nuovo.
“Ho delle cose da sistemare a Roma. E poi c’è Dawn. Ma tornerò presto.
E allora nessuno ci potrà separare. Te lo prometto. Puoi credermi Spike?
Puoi solo fidarti di me?”
Sì, urlò il suo cuore. Sì Buffy, ti credo. Voglio
crederti. E voglio fidarmi di te. E gli e lo disse davvero.
“Mi fido di te, Luv.” E una lacrima scese lungo la sua guancia.
Trascorsero insieme